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 I Piani di Studio Personalizzati:

significato e indicazioni operative

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Il Piano di studio

è normalmente il documento ufficiale redatto da uno studente universitario sulla base di un ordinamento dell’Università che, a secondo degli indirizzi offerti, presenta corsi di studio obbligatori, altri facoltativi, altri opzionali.

Lo studente, autonomamente o con la guida di un tutor (normalmente un docente) costruisce il suo percorso di studi universitari all’interno dei vincoli ordinamentali, delle prospettive professionali, degli interessi ed esigenze personali ecc.
Quindi in un Piano c’è una forte componente di selezione personale e di progettualità soggettiva, di responsabilità e di impegno individuale circa il percorso di studio intrapreso o da intraprendere.
Tale significato di Piano non sempre può essere esteso o mutuato per i segmenti scolastici antecedenti quello universitario o di altra situazione formativa.
In altri momenti della “vicenda” scolastica personale il Piano è pressoché definito dagli “ addetti ai lavori” (dirigenti scolastici e docenti) è presentato nel Pof della scuola e nelle programmazioni collegiali.

Quindi rimane molto ridotto lo spazio decisionale riconosciuto agli allievi e alle famiglie. Gli ordinamenti prevedono forme di facoltatività e di opzionalità nella scelta, ma la percentuale relativa è piuttosto bassa rispetto al monte ore complessivo di un corso di studi.

La seconda considerazione sul PSP (Piano di studio personalizzato) riguarda il termine “ Studio”

Le esperienze educative e didattiche proposte in un Piano per allievi di scuola dell’infanzia della scuola elementare e secondaria di 1° e 2° grado, non possono essere solo di studio.
Questo termine va usato con una accezione più ampia di quella comunemente utilizzata.
Personalmente utilizzerei “studio” come sinonimo di apprendimento e quindi il piano dovrebbe comprendere ed esplicitare le esperienze significative previste per l’allievo dai docenti sia con carattere di obbligatorietà sia quelle con possibilità di adesioni facoltative ed opzionali.
Le esperienze poi potrebbero far riferimento ad ambiti disciplinari (o campi di esperienze nella scuola dell’infanzia) o a materie oppure a tematiche e/o a problematiche cosiddette trasversali in quanto non riconducibili ad un ambito o alla struttura disciplinare ben definita.
Rientrano certamente in queste ultime esperienze le proposte dell’ “Educazione alla convivenza civile previste dalle Indicazioni”.
Le esperienze dello studio e della riflessione personale sono fondamentali nel processo di apprendimento degli allievi ma non possono essere le sole esperienze.
È soprattutto lo studio, la riflessione e le elaborazione personale richiedono disponibilità, motivazione, consapevolezza e responsabilità, capacità e competenza che si sviluppano gradualmente e con tempi e ritmi molto differenti.

 

Al riguardo risulta necessaria una terza considerazione che riguarda il termine “personalizzato”

L’apprendimento è un fatto soggettivo: gli allievi, si diceva, apprendono secondo propri ritmi, tempi e stili propri.
Il piano di apprendimento non può ignorare queste variabili o dimensioni personali, anche se in chiave evolutiva e dinamica.
Ecco allora che il termine personalizzazione fa certamente riferimento a situazioni personali degli allievi ma, per la fattibilità, non può essere confuso con individualizzazione.
In una classe, ciò non sarà possibile, dati i numeri, elaborare i piani di studio personalizzati per ciascuno dei 25 o 30 allievi presenti in una classe sarà invece utile e possibile elaborare 3 o 4 piani di studio personalizzati in riferimento a gruppi di allievi “omogenei” per il ritmo di apprendimento, i tempi, le competenze acquisite, le eventuali difficoltà incontrate,gli interessi e le motivazioni ecc.
Allora il Piano di studio personalizzato potrà essere adottato per gruppi di allievi anche non necessariamente inseriti nella stessa classe.
Flessibilità di percorso e flessibilità organizzativa creano nella scuola situazioni di apprendimento calibrate su esigenze comuni e che richiedono interventi mirati a risolvere problemi di apprendimento con maggior facilitazione e funzionalità.
Va subito precisato però che i gruppi di livello (gruppi omogenei) non possono e non devono diventare “ circoli esclusivi” o ghetti.
I PSP infatti possono avere aspetti collegati ad ambiti disciplinari o ad attività trasversali e i gruppi di riferimento hanno la possibilità di essere modificati in rapporto ai risultati attesi e/o in base a scelte operate dai singoli allievi.

 

Un’ultima considerazione riguarda infatti la “natura” e la durata del PSP

Il Piano di Studio personalizzato infatti può far riferimento ad un solo ambito o materia e quindi ad Unità di Apprendimento tipicamente disciplinari e quindi si avrà un PSP collegato a quell’ambito.
Ma il PSP potrebbe riguardare, ad esempio, le 6 aree in cui si articola l’Educazione alla Convivenza civile o comunque a tematiche trasversali: ecco allora che il PSP cambia la sua caratteristica di penoso disciplinare.
Nulla vieta che un PSP possa invece presentare UdA disciplinari e UdA trasversali in modo da garantire all’allievo un insieme di esperienze ricco ed articolato e quindi un PSP “sagomato” tra vincoli istituzionali e vincoli/ esigenze personali.
La personalizzazione di un Piano di Studio allora potrebbe avvenire secondo il seguente iter:

A) Ipotesi di un PSP in una classe in cui non sono presenti problemi particolari

2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 11
   

B) Ipotesi di un PSP in una classe in cui siano presenti almeno due fasce di livello

1° percorso:

1 - 2 - 4 - 7 - 10

2° percorso:

3 - 5 - 6 - 8 - 9 - 11 - 12


 

   

C) Ipotesi di un PSP in una classe in cui siano presenti più fasce di livello ( almeno tre)

1° percorso:

1 - 2 - 4 - 7 - 10

2° percorso:

2 - 3 - 4 - 5 - 7 - 8 - 10 – 11

3° percorso:

3 - 5 - 6 - 9 - 12
 

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