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L’autonomia scolastica dieci anni dopo 

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A dieci anni di distanza dall’entrata in vigore della legge n° 59/97 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni ed Enti Locali per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa) e a circa sette anni dall’introduzione formale del principio dell’autonomia nell’ordinamento scolastico italiano, viene da chiedersi se e quanto di “autonomia” sia di fatto entrato nelle nostre scuole.

Autonomia come elemento di cambiamento, in senso migliorativo sia delle offerte formative e delle professionalità degli addetti ai lavori (dai dirigenti scolastici, ai docenti, al personale A.T.A.), sia delle strutture ed anche delle attese e delle opinioni di studenti, famiglie, amministrazioni locali e di quanti interagiscono con le istituzioni scolastiche.
Scopo del presente contributo ai lavori del convegno nazionale FIDAE è proprio quello di analizzare gli effetti prodotti nelle scuole italiane dall’avvento dell’autonomia e di mettere in evidenza luci e ombre che caratterizzano questa riforma dalla portata di forte innovazione, di modernizzazione dell’intero sistema scolastico e formativo e dei suoi apparati burocratico-amministrativi.
Al dettato dell’art. 21 della legge n. 55/97 che introduce una nuova conoscenza del sistema scolastico (autonomia didattica, organizzativa, di ricerca e sviluppo e finanziaria di ogni istituzione) fanno seguito il Regolamento dell’autonomia (il DPR n. 275/99 che definisce i compiti di ciascuna scuola autonoma, quelli dello Stato e individua le materie oggetto dell’autonomia), il d.lsg. n. 112/1998 che conferisce, sulla base del decentramento e dell’autonomia amministrativa, funzioni e compiti amministrativi alle Regioni e agli Enti locali.
Ma è soprattutto con la legge costituzionale n. 3/2001 che viene riconosciuta all’autonomia scolastica “dignità costituzionale” con la riforma del Titolo V della Carta Costituzionale.
A tutt’oggi il Regolamento dell’autonomia rimane la norma più organica e sistematica in materia di autonomia, anche perché a seguito della legge n. 53/2003 (legge di riforma Moratti) e dei d.lgs. attuativi (di cui il solo d. lgs. 59/2004 rimane in vigore) sembrano agire in controtendenza sia con quanto previsto dal Regolamento stesso sia con le linee di tendenza degli altri sistemi educativi europei.
Un decennio (1997/2007), quindi, piuttosto travagliato e durante il quale il settore dell’istruzione e della formazione sono stati al centro di interventi riformatori tanto radicali quanto complessi e articolati.
Ma ora la domanda ricorrente è:

qual è il valore aggiunto dell’autonomia alla qualità della scuola italiana?

In termini più concreti ci si chiede se e come siano incrementate le professionalità dei dirigenti e dei docenti e modificate in positivo le condizioni di lavoro sul piano sperimentale, organizzativo e gestionale.
E infine:

l’autonomia ha contribuito a modificare l’atteggiamento degli studenti, delle famiglie, dell’opinione pubblica, delle altre istituzioni verso la scuola italiana?

A questi e ad altri interrogativi si cercherà di rispondere attraverso l’analisi dei risultati di indagini, di confronti con dirigenti scolastici e docenti, di scambi di opinioni con studenti e genitori, e anche attraverso l’esperienza personale e diretta di dirigente scolastico attualmente in servizio.

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