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I presupposti culturali della “personalizzazione”

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I presupposti culturali
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Per sottolineare la centralità dell’allievo nel processo di insegnamento/apprendimento a scuola, sia sul piano educativo e didattico sia su quello organizzativo-gestionale, le Indicazioni Nazionali chiedono ai docenti di predisporre, in sostituzione degli attuali documenti di programmazione educativa e didattica, due nuovi documenti:

  •  i Piani di Studio Personalizzati nella scuola primaria e secondaria di primo grado (ciclo primario)

  •  il Portfolio delle competenze individuali degli allievi.

Entrambi i documenti hanno la funzione di accompagnare il processo di apprendimento di ciascun allievo (o di un gruppo di allievi) dalla fase di avvio a quello dell’accertamento delle competenze acquisite per effetto del percorso fatto.

I due documenti assumono quindi la funzione di spartiacque tra il paradigma dei programmi scolastici (che per tanto tempo ha guidato l’azione dei docenti nella scuola italiana) e il paradigma della programmazione curricolare applicata al singolo allievo.
Il Piano di Studio Personalizzato e il Portfolio sono documenti che vengono elaborati e gestiti secondo logiche e criteri differenti da quelli seguiti finora dai docenti nella scuola italiana.
Infatti il principio della “personalizzazione” si pone all’intersezione tra l’autonomia delle scuole e le norme di carattere generale previste dal Profilo educativo, culturale e professionale dello studente, alla fine, rispettivamente, del primo e del secondo ciclo di istruzione e dalle Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio personalizzati per i diversi livelli di scuola. I documenti sopra ricordati costituiscono gli allegati al decreto legislativo attuativo della riforma, approvato dal Consiglio dei Ministri il 23.1.2004 e ne faranno parte integrante.
Il principio della personalizzazione, tanto sottolineato dalla legge di riforma e dal decreto legislativo comprensivo degli allegati, ha come scopo ultimo la garanzia del successo scolastico e formativo di ciascun alunno e quindi la riduzione della dispersione scolastica ancora troppo elevata nella scuola italiana.
La personalizzazione dei percorsi scolastici e formativi non è principio del tutto nuovo nel nostro sistema scolastico.
Tutta la pedagogia del ‘900 in Italia si è confrontata, ha elaborato teorie e proposto soluzioni sui processi di individualizzazione dei processi di insegnamento/apprendimento.
Lo studio e la ricerca in campo psico-pedagogico sui percorsi di apprendimento, sui ritmi e sui tempi di apprendimento del soggetto in formazione, l’influenza del contesto vitale sull’evoluzione dell’individuo, stanno alla base di quelle correnti di pensiero in campo pedagogico, psicologico, delle scienze della formazione in generale e nel tempo hanno permesso la diffusione di idee e di pratiche educative e didattiche fondate sulla pratica curricolare, sulle strategie del rinforzo individuale e strumentale, sui percorsi differenziati, sulle flessibilità organizzative, sulla prevenzione della dispersione.
Il termine personalizzazione compare sulla scena della scienze pedagogiche contemporanee negli anni ’70 (si pensi ad esempio a “Educazione personalizzata” di Victor Garcia Hoz, ma anche ai molti contributi successivi di altri pedagogisti da Nosengo, a Agazzi, a Perucci, a Corradini, a Scurati ecc.) e si sviluppa nell’ultimo trentennio fino ad essere accolta dalla attuale riforma della scuola con la legge n. 53/03 e con il decreto legislativo attuativo di cui si è già ampiamente parlato in questo lavoro.
Quindi il tentativo iniziale (e la prassi diffusa che ne è seguita) è stato quello di elaborare strategie capaci di adattare la proposta di formazione alle caratteristiche personali degli alunni.
Questa linea di pensiero e di prassi educativa hanno nel tempo confermato che l’individualizzazione non equivale al lavoro svolto individualmente (nel rapporto 1 a 1 tra insegnante e allievo) ma si basa sulla capacità della scuola di differenziare le attività didattiche e quindi rendere possibile il successo scolastico e formativo di ciascun allievo.
Al riguardo assumono una valenza significativa le funzioni didattiche della valutazione e dell’intervento di recupero/sostegno/potenziamento/sviluppo allo scopo di evitare che da un lato le difficoltà riscontrate nell’apprendimento si accumulino ed eventualmente dall’altro che subentrino forme di disimpegno, di noia, di perdite di tempo per coloro che hanno già raggiunto i livelli preventivati di apprendimento.
Al termine individualizzazione dell’apprendimento il testo legislativo della riforma e le raccomandazioni che accompagnano le Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio Personalizzati, sostituiscono appunto il termine personalizzazione e il Piano di Studio personalizzato risulta essere un progetto didattico ed educativo fortemente caratterizzato da aspetti, requisiti, caratteristiche, potenzialità individuali che trovano riscontro nella scelta e nella definizione di Obiettivi Formativi personalizzati e nella progettazione e realizzazione di Unità di Apprendimento da parte dell’équipe pedagogica (o dal team, o dal Consiglio di Classe, con l’integrazione di docenti e/o esperti che appartengono a team o consigli di classe differenti).
Il mix tra orario obbligatorio e orario aggiuntivo articolato richiederà infatti la messa a punto di ruoli, funzioni, compiti, metodologie didattiche e soluzioni organizzative più funzionali alle esigenze degli allievi.

Il Piano di Studio personalizzato può essere paragonato, mutatis mutandi, ad un abito confezionato su misura per un cliente o ad una automobile che può avere una serie di accessori che la rendono più “personalizzata”.
Oggi c’è una tendenza forte anche al di là e al di fuori della scuola a “personalizzare” servizi e/o oggetti in ossequio al must della qualità.

Ora anche la scuola, proprio per l’importanza che il servizio educativo formativo, didattico assume nello sviluppo di una persona, nella sua preparazione culturale e professionale, nella sua motivazione di cittadino all’interno di un contesto vitale, è chiamato ad erogare un servizio di qualità attraverso la personalizzazione di un percorso didattico e formativo.

Al riguardo però occorre chiedersi quali siano o quali possano essere le caratteristiche individuali che risulta necessario considerare in quella azione di personalizzazione.
Sono tratti di personalità, dimensioni caratteriali, ma anche fattori collegati con bioritmi, abitudini, e con potenzialità intellettuali personali.

A questi occorre aggiungere anche storie personali, vicende scolastiche precedenti; insomma una molteplicità di variabili fortemente intrecciate tra loro e sicuramente interdipendenti.

Quindi personalizzare un percorso educativo e didattico a scuola comporta in chi lo progetta l’attenzione all’intero sistema-alunno che ha di fronte.
Alunno che ha la sua storia personale, i suoi trascorsi scolastici, i propri tempi e ritmi di apprendimento, il proprio linguaggio, le proprie emozioni e il bagaglio culturale personale.
Ogni allievo/a partecipa al percorso formativo con propri stili di apprendimento dettati anche da caratteristiche cognitive personali.
Quindi è giusto ora chiedersi in quale prospettiva si colloca il principio della personalizzazione nel quadro della riforma.
Da quanto sopra affermato, con la personalizzazione si persegue l’obiettivo di far raggiungere agli allievi le stesse competenze (presenti nelle Indicazioni Nazionali) con strategie educative e didattiche differenti, con itinerari didattici e formativi diversi.
La scommessa non è né semplice né facile e assume più il carattere di una sfida che appare agli addetti ai lavori forse come … impossibile.
Tuttavia i fatti dimostreranno la praticabilità o meno di strategie formative così complesse soprattutto se l’attuale eterogeneità delle classi al proprio interno permetterà, pur attraverso la personalizzazione degli itinerari, il conseguimento di competenze comuni.

 

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