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Tra le innovazioni introdotte dalla legge di riforma n. 53/03 il
Portfolio rappresenta, a mio avviso, quella più problematica,
soprattutto per le implicazioni che essa porta con sé nel panorama
del sistema scolastico italiano.
Riflettendo al termine del primo anno di applicazione di tale
riforma, posso affermare che c’è stato sicuramente un serio
investimento da parte delle scuole del primo ciclo,anche se molte
delle condizioni postulate dalla normativa (es. la funzione
tutoriale; il decreto con i criteri di valutazione ecc.) sono
mancate e soprattutto è mancato un “sostegno” alle innovazioni
attraverso una efficace e funzionale azione formativa di dirigenti
scolastici e di docenti.
Così pure non c’è stata una capillare e adeguata informazione
alle famiglie circa la natura e la funzione del Portfolio
nell’economia del disegno di riforma.
A distanza di un anno dalla sua introduzione, il Portfolio
comunque sta acquisendo una sua identità: esso si colloca nella
scuola come uno strumento di documentazione, con funzioni
autovalutative e valutative, orientative e progettuali, di
corresponsabilizzazione tra vari soggetti istituzionali e
individuali impegnati nella promozione, nella gestione e nella
tenuta di processi educativi in ambito scolastico ed
extrascolastico.
La normativa (e qui si fa riferimento soprattutto alle Indicazioni
nazionali per i piani di studio personalizzati – allegati A,B,C del
d.lgs n. 59 del 19/2/04) risulta chiara per quanto concerne alcuni
aspetti del portfolio (es. funzioni, struttura, contenuti,
coordinamento) anche se non sempre quanto proposto risulta
condivisibile, ma presenta certamente aree scoperte di informazioni
e alcune ambiguità circa l’uso, la destinazione del portfolio e
soprattutto il rapporto tra questo strumento e il sistema valutativo
degli apprendimenti in atto nella scuola italiana (cultura
valutativa – legge 517/77; scheda di valutazione; valutazione
formativa e valutazione sommativa) e di quello che la riforma
intende organizzare nei prossimi anni ( intervento dell’INVALSI;
prove valutative degli apprendimenti sul territorio nazionale; ecc.)
Un primo banco di prova della “tenuta” di tale innovazione nella
prassi scolastica è rappresentato dall’uso che gli insegnanti hanno
fatto del portfolio nell’ anno scolastico che si sta concludendo.
Da alcuni mesi in alcune scuole, forse da alcuni anni in altre, gli
insegnanti si sono preparati o hanno iniziato a occuparsi di
Portfolio sul piano culturale e su quello professionale, per
cogliere il senso e il significato di tale innovazione, per
tracciarne le caratteristiche metodologiche e operative, per
individuarne le dimensioni d’uso e le soluzioni comunicative, oltre
a quelle di coordinamento e di tenuta dell’intero processo
elaborativo e compilativo.
Ed è proprio nella prospettiva di fornire alcuni spunti di
riflessione agli insegnanti e ai dirigenti scolastici, sulla base
delle esperienze condotte in varie scuole, accanto a indicazioni e
suggerimenti metodologico- operativi, che nel presente lavoro
presento alcune considerazioni che mi sento di fare come primo
bilancio, certamente parziale e provvisorio, di quanto è avvenuto
nella scuole italiane, soprattutto in quelle del primo ciclo.
Gli istituti scolastici, almeno quelli in cui ho avuto la
possibilità di un confronto, si sono mossi con attenzione allo scopo
di cogliere bene il senso di tale “strumento” nel quadro di tutto il
disegno riformatore e soprattutto di chiarire le ambiguità e di
colmare i “vuoti” che la normativa presenta.
La procedura più seguita nelle scuole che si sono cimentate
nell’impresa di elaborare un proprio portfolio è stata quella di una
ricerca progettuale graduale e di una prima applicazione di parti
del portfolio, almeno di quelle volte a coinvolgere l’alunno e la
famiglia circa la presentazione e/o l’auto presentazione
dell’allievo e la raccolta e la sistemazione di una documentazione
della sua produzione e/o di sue esperienze scolastiche e/o extra
scolastiche, comunque ritenute significative.
L’avvio delle varie ricerche è sempre stato determinato dal porsi
domande, dall’ “interrogarsi” su alcuni aspetti del Portfolio o
sulle sue funzioni o sul suo rapporto con altri strumenti o
documenti di valutazione.
Ma con il procedere delle ricerche progettuali e con le prime
prove tecniche del Portfolio vengono spesso poste domande circa chi
di fatto compila o aggiorna il portfolio in caso di mancata nomina
di un docente tutor, oppure circa i tempi effettivi di compilazione
e di aggiornamento, o ancora quante volte il Portfolio va compilato
e/o aggiornato nel tempo.
Ma le questioni riguardano anche, soprattutto in conclusione di
anno scolastico, chi conserva il portfolio, dove si conserva ecc.
Quindi accanto a problemi di fondo collegati con i significati
istituzionale, pedagogico, culturale del Portfolio sono emerse tante
altre domande a cui autonomamente i vari Collegi dei Docenti hanno
cercato di trovare risposte che non sempre sono state condivise e
fattibili.
In questo “primo bilancio” esaminerò qualcuna di queste questioni
non con la pretesa di giudicare le soluzioni adottate bensì con la
volontà di cogliere analogie e differenze, vicinanze e distanze,
sovrapposizioni o assenze di elementi comuni, tra le stesse data la
facoltà riconosciuta dalle norme ad ogni Collegio dei Docenti di
elaborare una propria proposta di Portfolio.
Le questioni che prenderò in esame riguardano:
-
il senso e la motivazione dell’introduzione del
Portfolio nel sistema scolastico italiano
-
la natura del Portfolio e le funzioni presenti della
normativa
-
l’ambiguità della titolarità del Portfolio
-
il rapporto tra Portfolio e scheda di valutazione
-
l’uso del Portfolio nell’esperienza educativa didattica
-
la destinazione del Portfolio e la perplessità
sull’effettivo utilizzo da parte di altri.
Questioni che saranno affrontate nei seguenti paragrafi non in
modo analitico bensì globale e con attenzione alle relazioni tra
loro.
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