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ALCUNE RIFLESSIONI STRETTAMENTE PERSONALI |
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Siamo alle solite! E’ bastato pubblicare on-line la bozza del testo delle Indicazioni per il curricolo, per scatenare immediatamente prese di posizioni, critiche feroci, battute ironiche, da parte di chi, collocato politicamente dall’altra parte, intende esprimere “a voce alta” il suo dissenso. Nulla di nuovo sotto il sole! C’era da aspettarselo un simile teatrino; del resto anche in occasione della pubblicazione delle Indicazioni nazionali per i Piani di studio personalizzati nel 2004 abbiamo assistito ad uno spettacolo analogo. Brutte abitudini, comportamenti sicuramente da non condividere in entrambi i casi, pur nel rispetto della libertà di parola e di opinione. Ci mancherebbe! Tuttavia quanto sta accadendo per questo “atto” relativo alla scuola, ricorre costantemente nel “teatrino della politica”, dove il gioco delle parti crea disaffezione e rifiuto nel cittadino medio verso l’Amministrazione della “cosa pubblica”. La democrazia esige sicuramente il confronto tra le parti, il dialogo come strumento per la condivisione delle scelte, la negoziazione per il superamento dei conflitti inevitabili nel dibattito parlamentare (e di per sé non negativi se mantenuti entro i limiti di una convivenza civile). Colpisce però l’opinione pubblica che, anche su questioni importanti e di grande rilevanza sociale e culturale, quali la scuola, la sanità, i trasporti, la sicurezza personale e ambientale, le strategie risolutive e i progetti operativi siano così divergenti e distanti. Il che è ancor più preoccupante quando maggioranza e minoranza in Parlamento si equivalgono numericamente: si arriva allo stallo, all’impotenza, alla paralisi dell’attività su questioni di fondo per le quali, invece, si renderebbe utile un’ampia condivisione, un’alleanza politica che si impegni ad elaborare progetti di intervento su cui chiedere il più ampio consenso. Tutto questo allo scopo di non interrompere la realizzazione del progetto stesso, in caso di cambiamento del Governo. Al riguardo ci sono precedenti illustri in vari Stati europei, a proposito delle questioni sopra ricordate, quando le parti politiche, sociali, culturali del Paese si sono accordate su progetti da realizzare, indipendentemente dalla compagine governativa al potere. Si pensi, ad esempio, a quanto è avvenuto in Francia a proposito della riforma scolastica. In Italia, proprio in tema di riforma della scuola, stiamo assistendo da circa 15 anni a questa parte ad un continuo cambiamento di rotta, ad un alternarsi di proposte, da parte dei governi che si sono succeduti, circa gli assetti ordinamentali e i “contenuti” disciplinari e no, da far acquisire agli allievi.
Quali le conseguenze?
E’ presto detto: grande disorientamento da parte dei dirigenti scolastici e docenti, confusione a livello informativo per genitori e allievi, disagi per gli enti locali a cui sono stati assegnati compiti e responsabilità in materia scolastica.
E’ proprio vero che tutti questi “cambiamenti di fronte” e conseguenti incresciose bagarre non si potevano evitare? Siamo proprio sicuri che sulla scuola, in Italia, non sia stato e non sia tuttora possibile trovare una sintesi tra le varie proposte?
Molti dei cambiamenti si sarebbero potuti evitare partendo da una grande alleanza politica sulle linee di fondo della riforma: linee sostanzialmente sostenute dalle varie parti politiche, ma raramente tradotte in progetti e/o piani di riforma con la stessa ampia condivisione. Chi vive nella scuola conosce i costi di una riforma scolastica e non ci si riferisce solo a quelli economici. Ci sono costi ben più onerosi determinati dalla demotivazione dei docenti verso proposte ritenute e percepite come estranee alla loro professionalità, lontane dalle esperienze della vita scolastica di tutti i giorni. Gli stessi testi legislativi risultano spesso oscuri nei loro significati in quanto ricorrono a formule linguistiche e/o ad espressioni da... esegesi biblica. Si sta verificando nella scuola, e non è casuale, quanto è già successo in altri contesti della pubblica Amministrazione (es. la sanità) in cui gli “addetti ai lavori” sono continuamente sottoposti a “cambiamenti di rotta” con l’effetto inevitabile di episodi frequenti di malasanità. La scuola, a sua volta, è spesso agli onori della cronaca per fatti gravi e censurabili che portano allo scoperto “eventi”, “situazioni”, casi di “mala scuola”. Fortunatamente l’istituzione scolastica in generale non è rappresentata da simili fatti, però questi si sono verificati e spesso “di tutte le erbe si fa un fascio”, per cui l’immagine è di una scuola allo sfacelo, di una scuola ormai inadeguata a preparare le nuove generazioni.
E allora che fare?
Certamente occorre smettere di fare sterili polemiche. Con sano realismo si potrebbe rispondere, “rimbocchiamoci le maniche” per ridurre, eliminare, prevenire simili fatti; ma non è sufficiente! Occorre sapere dove andare, verso quale tipo di scuola organizzare e orientare le risorse, soprattutto quelle personali e professionali dei dirigenti scolastici e dei docenti, senza dimenticare le risorse rappresentate dagli allievi, dalle famiglie e dai territori con le loro realtà istituzionali e no. Allora l’operazione da compiere è quella di cogliere le analogie tra i vari progetti di riforma, di lanciare ponti tra le differenti proposte, di riconoscere gli elementi comuni. Anche l’operazione di evidenziare eventuali differenze può essere utile per valutare le distanze tra le stesse proposte e se tali differenze sono superabili, con buona disponibilità di tutti, per affrontare i veri problemi della scuola. Non resta che buttarsi nell’impresa, spinti dalla necessità di tracciare delle linee guida per aiutare i docenti e i dirigenti scolastici a “orientarsi” in un momento storico di grande confusione e soprattutto di indisponibilità degli addetti ai lavori al confronto, al dialogo con gli altri colleghi, al lavoro collegiale, alla progettazione comune, al controllo e alla valutazione socializzata dei risultati conseguiti dagli allievi e dai processi reali attuati. C’è una fuga verso il proprio privato, verso il lavoro individuale, verso soluzioni metodologiche e didattiche gestibili a livello personale senza ricorrere a terzi.
Come muoversi da questo status per migliorarlo senza essere “gli uni contro gli altri armati?
Per facilitare la lettura comparata del testo delle Indicazioni nazionali per i piani di Studio personalizzati (D.L.vo n. 59/2004) e quello delle Indicazioni per il curricolo, si procederà per punti di convergenza allo scopo di contribuire all’elaborazione di una “sintesi” utile per orientare dirigenti scolastici e docenti nell’ anno scolastico 2007/2008. |