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A distanza di pochi mesi dall’avvio delle lezioni, è
possibile tracciare, anche se in modo parziale,un primo bilancio di
quanto sta avvenendo nelle scuole italiane.
L’anno scolastico si è avviato tra molte incertezze, anche per il
recente cambio della compagine governativa e quindi anche del
responsabile del dicastero della pubblica istruzione.
La percezione che si ha nelle scuole è di un diffuso senso di
disorientamento per i continui cambiamenti delle linee direttive circa
le attività educative e didattiche, rispetto a un progetto di riforma
del sistema scolastico non ancora completato e soprattutto nei confronti
di un processo di innovazione sottoposto a continui stop and go, a
segnali di semaforo verde, seguiti da semafori rossi.
La storia della scuola italiana degli ultimi 10 anni è ricca di eventi
che hanno inciso sulla disponibilità sull’impegno e sulla motivazione
degli addetti ai lavori (dirigenti scolastici, docenti, personale ATA)
ed anche sulle aspettative di studenti e famiglie nei confronti della
scuola. L’atteggiamento di conseguenza più diffuso nelle scuole ora è
quello dell’attesa, dello “stare a guardare che succede”, in quanto
molti tra capi di istituto e insegnanti non sono più disponibili a “
impegnarsi” in progetti e processi di cambiamento del sistema scolastico
e di quello formativo incerti, in quanto non sostenuti da un’ampia
condivisione a livello parlamentare.
A differenza di altri Stati
europei, colpisce in Italia che su questioni tanto importanti come la
scuola, la sanità, lo sviluppo economico e sociale del Paese si assista
al varo di progetti frutto solo di una parte politica. Con la
conseguenza di forti discontinuità nei processi di cambiamento e di
innovazione in settori tanto cruciali quanto vitali per lo sviluppo di
una nazione.
Anche nell’attuale momento storico si registra un “déjà vu”: cambiata la
compagine governativa, si cambia il progetto di riforma senza soluzione
di continuità rispetto a quanto le scuole (almeno quelle del ciclo di
base) avevano iniziato a realizzare negli scorsi anni in chiave
innovativa.
E senza dubbio alcuno, tali cambiamenti disorientano e soprattutto
demotivano tutti coloro che nella scuola desidererebbero poter contare
su linee chiare di politica scolastica, su ambiti di competenza
decisionali altrettanto ben definiti tra lo Stato , le Regioni, gli Enti
Locali e le singole istituzioni scolastiche. L’attuale Ministro della
Pubblica istruzione ha più volte detto e scritto di voler apportare dei
cambiamenti all’impianto della riforma Moratti.
Di sua iniziativa ha già
preso delle iniziative volte a eliminare l’istituto degli anticipi nella
scuola dell’infanzia e in quella primaria, la funzione tutoriale, la
funzione valutativa del portfolio.
Inoltre ha sospeso l’applicazione del
d. lgs. n. 226/05 e la sperimentazione dello stesso da parte delle
scuole disponibili ad attuarlo.
A detta del Ministro, il corrente anno scolastico dovrebbe essere
considerato “un anno-ponte” verso nuove Indicazioni curriculari e nuovi
traguardi essenziali e prescrittivi per ogni ciclo scolastico, con la
definizione degli standard relativi alle competenze da certificare.
Le riflessioni seguenti hanno lo scopo di chiarire il concetto di
“anno-ponte”, mettendone in evidenza gli elementi di continuità e
discontinuità e soprattutto quali spazi e ambiti disciplinari rimarranno
di competenza delle singole istituzioni scolastiche.

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