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Congo: Centro accoglienza Ek Abana

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Il “Foyer Ek Abana” è un progetto del Movimento per la Lotta contro la Fame nel Mondo (MLFM).

Il progetto nasce a Bukavu nel 2001 per rispondere all’esplosione di una vera e propria emergenza all’interno della società congolese: bambine accusate di stregoneria da famigliari, parenti e vicini di casa, vengono maltrattate, emarginate ed allontanate da famiglia e comunità, ritrovandosi a vivere sulla strada alla mercè di qualsiasi violenza e sopruso.
L’MLFM risponde alla pressante richiesta della volontaria presente nella regione e decide di farsi carico della prima casa d’accoglienza. Il progetto inizia con nuove piccole ospiti, che in poco meno di un anno, diverranno quaranta.
La struttura diviene ben presto punto di riferimento per la città di Bukavu e quartieri limitrofi.
Le piccole ospiti hanno bisogno di tutto:assistenza medica, supporto psicologico, supporto scolastico.

Il personale locale coordinato dalla volontaria dell’MLFM, Natalia Isella, viene appositamente formato ed impiegato; ad oggi è presente uno staff composto da animatrici ed educatrici professionali, due assistenti sociali, un maestro, un medico volontario.
Dove possibile e nel momento in cui la famiglia si rende disponibile al dialogo e al confronto, viene avviato un programma di mediazione famigliare mirato al reinserimento della bambina precedentemente scacciata.
Attualmente Ek Abana ospita 60 bambine e mantiene i contatti con altre 40, che dopo un periodo di permanenza nel centro, sono tornate nella famiglia d’origine.
Ek Abana non si limita ad offrire un tetto a bambine che non hanno più casa, ma punta a riscattarle come persone.
Dopo la terribile esperienza di rifiuto e dell’emarginazione, le piccole diffidano dagli adulti e denunciano forte mancanza di autostima; spesso addirittura arrivano a condividere l’idea di essere portatrici di un influsso malefico.
L’ascolto e l’accoglienza diventano i primi presupposti per avviare un’ ”attività terapeutica“ che li aiuti a superare o a rielaborare i traumi subiti, e a sentirsi nuovamente accolte e amate.

 

Il fenomeno della stregoneria espressione della miseria sociale
A causa della congiuntura sociale, economica e politica, i legami familiari sono divenuti sempre più fragili; l’educazione dei figli passa in secondo piano, quando un problema quotidiano primario è quello di sopravvivere.

Quando una famiglia è sull’orlo della stanchezza si rivolge a sette, inventando di aver visto degli spiriti (in Africa gli spiriti sono considerati come dei).

A questo punto il pastore della setta si rivolge al capofamiglia affermando che tutto questo è causato dalla presenza della figlia.

Questa viene incatenata, rinchiusa in una piccola stanza e viene torturata, costretta a confessare la sua “falsa colpa”.

Queste ragazzine perciò sono colpite nella parte più profonda del loro cuore dalle persone più care a loro.

Queste famiglie non sono così cattive come sembra, ma sono distrutte dalla miseria e dalla crudeltà degli uomini. La probabilità dello sgretolamento della famiglia è molto alta: padri impegnati nei conflitti o del tutto assenti e madri che da sole devono occuparsi di famiglie numerose danno vita a fenomeni difficilmente spiegabili.

L’accusa della stregoneria è l’ultima piaga che sta colpendo la regione del Sud-Kivu e che a Kinshasa, la capitale dell’R.D.C., ha ormai mietuto migliaia di vittime, purtroppo molto giovani.
Le bambine accusate di stregoneria occupano quasi sempre una posizione marginale: spesso nascono al di fuori del matrimonio e vengono inserite in una nuova famiglia in seguito a nuove nozze contratte da uno dei genitori. In alcuni casi sono invece orfane affidate a parenti. Si tratta della maggior parte dei casi, di famiglie fortemente indigenti in cui manca il cibo, istruzione, assistenza medica.

L’accusa di stregoneria diviene il pretesto, socialmente condiviso e quindi non deprecabile dalla comunità, per liberarsi di una bocca da sfamare. Le bambine, sulla strada, si ritrovano private in ogni diritto, alla merce di qualsiasi abuso.

Il “Movimento per la lotta contro la fame nel mondo”, quindi, compie un percorso di accoglienza e recupero che dura più di un anno e poi s’impegna a far rientrare in modo più sereno le bambine nelle loro famiglie.

Questi volontari restano in Africa per un mese, altri per un anno.

 

Collocazione geografica
La regione del Sud-Kivu sorge nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, nell’Africa Subsahariana. La zona è famosa per i suoi laghi e per le sue immense ricchezze, soprattutto del sottosuolo.
Tristemente noto alle cronache internazionali per il susseguirsi di una “Guerra Mondiale Africana”, che ha visto, e vede tutt’oggi, combattersi sul territorio congolese gli eserciti regolari di ben sei Paesi, con alterne fasi e mutevoli alleanze. Gli scontri hanno provocato oltre 3 milioni di morti e rifugiati. Nonostante il processo di pacificazione e gli accordi di pace siglati, sul campo i combattimenti non sono mai cessati.
La zona orientale del paese, già metà del 1996-1997 di migliaia di profughi in fuga dai massacri perpetrati in Rwanda e Burundi, è ormai divenuta terreno di scontro tra eserciti nazionali, milizie irregolari e passaggio obbligato di rifugiati.
L’effetto più immediato di una crisi ormai decennale è stato l’impoverimento delle capacità produttive locali, la disgregazione della famiglia, l’impiego di minori in attività illegali, il dilagare della violenza e della corruzione, di per sé già radicata nel Paese.