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la Caccia alle streghe

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"Le tre streghe" di Johann Heinrich Fussli (1741-1825). Zurigo, Kunsthaus ispirato al Machbet di Shakespeare

Con il termine "caccia alle streghe" si indica la ricerca di persone sospettate di stregoneria, avvenuta in alcuni periodi tra la fine del XV secolo e la metà del XVII secolo.

Si tratta di un tipo di panico morale.

Anche se vere e proprie cacce alle streghe sono occorse occasionalmente nell'era moderna, esiste un convincimento scientifico che la stregoneria sia un fatto mitologico e non un crimine che possa essere commesso. D'altra parte questa opinione può essere contestata in quanto, indipendentemente dal fatto che sia possibile o meno per una strega o uno stregone di influenzare eventi o persone con la magia, le streghe e gli stregoni esistono nella misura in cui un numero di individui dichiara di esserlo.
Una "caccia alle streghe", nella terminologia moderna, per estensione indica l'atto di ricercare e perseguire un qualsiasi soggetto percepito come nemico, in particolare quando questa ricerca viene condotta usando misure estreme e con scarsa considerazione della reale colpevolezza o innocenza.

Le "cacce alle streghe" ebbero luogo durante due secoli e conobbero due ondate: una dal 1480 al 1520 e l'altra dal 1560 al 1650.

Ufficialmente, la Caccia alle Streghe fu iniziata da Innocenzo VIII, il 5 dicembre 1484, con la bolla "Summis desiderantes affectibus" (Desiderandolo con tutta la volontà) del 5 Ottobre del 1484 per "punire, incarcerare e correggere" le persone infette dal crimine della "perversione eretica", e di svolgere con nuovo potere in Germania il ministero dell'Inquisizione.

Il documento che rappresenta le teorie elaborate è il "Malleus malificarum" (1486), chiamato anche "Il Martello delle streghe", scritto per incarico del Papa Innocenzo VIII da due inquisitori tedeschi, Heinrich Kramer e Jakob Sprenger.

Nel documento si affrontano le cospirazioni dei demoni contro la Cristianità e si elencano i malefici e le pratiche perverse delle streghe.

 

Il libro  raccomanda il più spietato esorcismo contro i demoni con tette e capelli lunghi.

È stato pubblicato per la prima volta nel 1486 e fino alla fine del XVIIIº secolo è stato la base giuridica e teologica dei tribunali dell’Inquisizione di diversi paesi.
Gli autori sostenevano che le streghe, l’harem di Satana, rappresentano le donne nel loro stato naturale: "Tutta la stregoneria proviene dalla lussuria della carne, che nelle donne è insaziabile".

E dimostravano che: "Questi esseri di gradevole aspetto, sono contatti fetidi e mortali compagnie fatti per incantare gli uomini e attrarli, fischiando come serpente, con code di scorpione per distruggerli".

Gli autori avvisavano gli incauti, citando la Bibbia: "La donna è più amara della morte. E’ una trappola. Il suo cuore è una rete e le sue braccia catene".
Questo trattato di Criminologia, che ha inviato migliaia di donne al rogo dell’Inquisizione, consigliava di sottoporre alla tortura tutte le sospettate di stregoneria.

Se confessavano, meritavano il fuoco. Se non confessavano – e solo un strega (con la forza che le dava il suo amante, il Diavolo, nei loro incontri) poteva resistere a simili supplizi senza confessare qualsiasi cosa, anche.
Il Papa Onorio III stabilì che il sacerdozio era cosa da maschi: "Le donne non devono parlare. Le loro labbra portano lo stigma di Eva, che ha perso agli uomini". Otto secoli dopo, la Chiesa cattolica continua a negare il pulpito alle figlie di Eva.
Lo stesso timore fa sì che i fondamentalisti mussulmani mutilino il sesso femminile e coprano la faccia delle donne. E il sollievo per il pericolo scongiurato fa sì che gli ebrei ortodossi comincino la loro giornata sussurrando: "Grazie Signore, per non avermi fatto donna".


Frontespizio della bolla Summis desiderantes affectibus<<In verità è da poco pervenuto alle nostre orecchie non senza grande afflizione scrive il pontefice – che in certe regioni della Germania e nelle province, città, territori, distretti, diocesi di Mangonza, Colonia, Treviri, Salisburgo, Brema parecchie persone di tutti e due i sessi immemori della propria salvezza ed allontanandosi dalla fede cattolica non temono di avere sconci commerci carnali con i diavoli, allo scopo di far morire e deperire i feti delle donne degli animali le messi, della terra, i frutti degli alberi e uomini, donne bestiame grande e piccolo e d‘ogni specie. Inoltre sono responsabili della distruzione di vigneti, pascoli, cereali, per mezzo di incantesimi fatture scongiuri ed altri esecrabili pratiche magiche… di affliggere e tormentare gli stessi uomini e donne, di impedire loro di generare e alle donne di concepire e di rendere impossibili ai mariti e alle mogli i loro atti coniugali. Né temono di rinnegare con bocca sacrilega la fede che hanno ricevuta col battesimo e di commettere e perpetrare altri nefandi crimini ed eccessi per istigazione del nemico del genere umano col pericolo delle loro anime con offesa alla maestà divina e con pernicioso esempio e scandalo dei più…>>.
 

Altro testo di riferimento per la caccia alle streghe fu Canon episcopi.

Il Canon episcopi è una breve istruzione ai vescovi sull'atteggiamento da assumere nei riguardi della stregoneria.

Durante il Medioevo questo documento fu attribuito al concilio di Ancira del 314, ma si scoprì che in realtà si trattava di un testo più tardo, risalente presumibilmente all'867.

Il Canon definiva la stregoneria "adorazione del Demonio" ma negava che le streghe potessero volare fisicamente e dichiarava che «[...]chiunque è così stupido e folle da credere a storie tanto fantasiose è da considerarsi un infedele, perché ciò deriva da un'illusione del Demonio».

Sebbene tali voli notturni fossero ritenuti materialmente impossibili, si stimava però che essi potessero realizzarsi con lo spirito. Nonostante il Canon considerasse tali fenomeni illusori, affermava tuttavia che «pur volando con lo spirito e l'immaginazione, queste streghe sono ugualmente colpevoli, come se lo avessero fatto in carne ed ossa».

 

Relazione alla Santa Sede sullo stato dell'Archidiocesi da parte dell'arcivescovo di Cagliari mons. Falletti (1744)

"Conscias praterea reddo Eminentias Vestras quod, ad extirpandum in loco Villa Sidro meae Dioecesis abusum superstitionum et sortilegiorum praticari identidem consueverunt, praesertim ab aliquibus mulieribus infimae plebis artem sagarum lucri causa secreto profitentibus, proprium duxi meae pastoralis sollicitudinis curare erectionem Congregationis Sancti Philippi Nerii in dicto loco de Villa Sidro, quae Congregatio quamprimum, Deo dante, erigetur a nonnullis sacerdotibus secularibus huius civitatis saluti animarum deditis et ad predicandum, iuxta institutum dictae Congregationis idoneis, dictoque populo valde acceptis.

Hinc spero eventurum, ut dictus abusus superstitionum paulatim eradicetur per dictos sacros operarios et eorum socios..."

"Informo inoltre le Vostre Eminenze che, per estirpare nella località di Villacidro della mia diocesi l'abuso delle superstizioni e dei sortilegi che furono abitualmente praticati in continuazione soprattutto da parte di donne degli strati più bassi della popolazione che esercitavano in segreto l'arte delle streghe a fine di lucro, ho ritenuto proprio della mia pastorale sollecitudine curare la fondazione della Congregazione di S. Filippo Neri nella suddetta località di Villacidro.

Tale Congregazione verrà fondata quanto prima, con l'aiuto di Dio, da alcuni sacerdoti secolari di questa città dediti alla salute delle anime e alla predicazione, secondo le regole di questo istituto, e molto graditi al popolo.

Da ciò spero che il predetto abuso delle superstizioni (che i mie predecessori non riuscirono a togliere, nonostante tutto il rigore della giustizia, e neppure io) venga a poco a poco sradicato dai detti operai (sacerdoti) e dai loro compagni...".