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La Chiesa da sempre condanna la magia e la
stregoneria.
Le persecuzioni iniziarono già nel 340 d.C. con
le prescrizioni del Concilio di Alvira
che miravano a punire chiunque procurasse la
morte con l’ausilio della magia, e del
Concilio di Ancira
(314) contro i praticanti della magia nera
ed il maleficio.
Successivamente l'Editto di Rotari (643)
condannò le streghe e la stregoneria; le
considerava come donne che non possedevano alcun
potere, ma che erano vittime della loro stessa
superstizione e di quella degli altri,
considerandole quindi alla stregua di semplici
pazze.
In seguito l’Editto di Liutprando (727)
pose maggiore attenzione sull’aspetto eretico, a
causa del suo atteggiamento pagano, offendeva
profondamente la religione cristiana; i giuristi
consideravano le streghe come “demoni
femminili pagani, dediti a trucchetti rituali
notturni, ai rapimenti dei bambini per succhiar
loro il sangue”.
Nel
1231 finì l’era in cui la strega veniva punita
con la sola scomunica ed iniziava l’epoca dei
roghi.
Papa Gregorio IX nomina i primi inquisitori
permanenti, chiamando a svolgere questo ruolo i
Domenicani e, poco dopo, anche i Francescani e
ordina loro di intervenire contro coloro che
utilizzavano i cosiddetti “illeciti magici”.
Nello stesso anno il procuratore generale
dell'ordine domenicano Bernard Gui (Bernardo di
Guido), protagonista del libro di Umberto Eco,
Il nome della rosa, riassunse le bolle
papali e le decisioni conciliari tratte dalle
Decretali di Gregorio IX (1230), che
costituivano la procedura inquisitoriale, nella
celebre "Pratica inquisitionis", dando
ampio spazio al modo di interrogare gli accusati
di stregoneria.
Nacque così, sotto il pontificato di papa
Gregorio IX, la prima Sacra
inquisizione.
Attiva inizialmente nella
Francia meridionale, tra il XIII e il XIV secolo
le sue attenzioni furono dapprima rivolte contro
Catari, Valdesi ed altri movimenti pauperisti,
poi si estesero anche ai potentissimi e
ricchissimi Cavalieri templari annientandoli.
Gli Albigesi erano strettamente legati ai
Catari.
In
Spagna, Isabella di Castiglia nel 1478 ottenne
da Papa Sisto IV un tribunale speciale per
condannare e giustiziare i discendenti degli
Ebrei e dei Mori convertiti, sempre accusati di
praticare segretamente i loro antichi culti.
Nella Spagna dell'Inquisizione è da ricordare il
il frate domenicano Tomás de Torquemada,
inquisitore spagnolo (Valladolid o Torquemada
1420-Ávila 1498).
Discendente di una famiglia di Ebrei, si fece
domenicano e ricoperse cariche importanti
nell'ordine. Nel 1483 divenne inquisitore
generale per l'Aragona, Valencia e la Catalogna.
Fu l'organizzatore del tribunale
religioso-politico della Santa Inquisizione di
cui compose il Codice (Ordenanzas, 1484-85 e
1488).
Applicò con inesorabile rigore le leggi contro
gli eterodossi e gli eretici, seguendo le
istruzioni dategli dai Re Cattolici, veri
responsabili e fondatori dell'Inquisizione di
Spagna.
Di lui si raccontano metodi atroci di torture,
attrezzi di metallo, lacci e persecuzioni contro
gli eretici.
Dal momento che i re cattolici furono
autorizzati a scegliere gli inquisitori,
l'Inquisizione in Spagna divenne a tutti gli
effetti di natura 'politica'; vennero infatti
puniti anche reati che non avevano nulla a che
fare con la religione, come il contrabbando.
I
ricchi
commercianti, industriali venivano condannati come eretici,
perseguiti e, come recitava una delle regole più
importanti dell'Inquisizione, tutti i loro beni
ed averi venivano confiscati.
La rovina dell'economia del paese era per questo
motivo destinata a crollare.
Nacque in questo contesto, autoritario, violento
e repressivo, il fenomeno della cosiddetta "caccia
alle streghe", che erano nella stragrande
maggioranza contadine colpevoli di non aver
abbandonato la memoria e la frequentazione di
cure e riti precristiani, di asserire poteri di
cura, o semplicemente di sottrarsi al sistema di
potere del tempo.
L'Inquisizione spagnola celebrò 125.000
processi, e condannò al rogo 59 "streghe",
permeando profondamente del proprio spirito il
cattolicesimo nazionale. In Italia le condanne
al rogo di streghe sono state 36, e in
Portogallo 4.
In Italia il successo dei movimenti luterani e
calvinisti spinse nel XVI secolo la chiesa
cattolica a rianimare l'Inquisizione.
Nel 1532 Clemente VII nomina l'agostiniano Callisto da Piacenza Inquisitore Generale per
tutta l'Italia.
Nel 1542 Paolo III creò la Congregazione
cardinalizia del Santo Ufficio (Sacra
congregatio romanae et universalis inquisitionis
seu Sancti Officii) affidata ai Domenicani, il
cui convento a santa Maria sopra Minerva era la
sede del tribunale. Fu questo tribunale che
condannò al rogo Giordano Bruno e inquisì
Galileo Galilei.
Già
dal XVIII secolo, tuttavia, la Congregazione
perse mordente e vigore, riducendosi ad apparato
banalmente censorio, soprattutto verso le
espressioni culturali.
L'Indice dei libri proibiti (Index
librorum prohibitorum) fu istituito nel 1559 per
opera della Santa Congregazione
dell'Inquisizione romana (dal 1908 trasformata
nel Sant'Uffizio). Al momento della nascita
dell'index era Papa Paolo IV, che fu tra l'altro
istitutore del ghetto ebraico di Roma. L'indice
fu soppresso nel 1966, quattro secoli dopo.
Della prima lista di libri messi all'indice
facevano parte il Decamerone di Giovanni
Boccaccio, Il Principe di Niccolò Machiavelli ed
Il Novellino di Masuccio Salernitano.
L'elenco degli autori di scritti il cui nome è
comparso nell' Index librorum prohibitorum è
quanto mai ampio e variegato e comprende, fra
gli altri, nomi della letteratura, della scienza
e della filosofia come Honoré de Balzac,
Cartesio, Charles Darwin, Daniel Defoe, Denis
Diderot, Alexandre Dumas (padre) e Alexandre
Dumas (figlio), Gustave Flaubert, Victor Hugo,
Immanuel Kant, Montaigne, Montesquieu, Blaise
Pascal, Pierre-Joseph Proudhon, George Sand,
Stendhal, Voltaire, Émile Zola.
Tra gli italiani finiti all'indice - scienziati,
filosofi, pensatori, scrittori - vi sono stati
Pietro Aretino, Cesare Beccaria, Giordano Bruno,
Galileo Galilei, Benedetto Croce, Gabriele
D'Annunzio, Antonio Fogazzaro, Ugo Foscolo,
Giovanni Gentile, Francesco Guicciardini,
Giacomo Leopardi, Ada Negri, Girolamo
Savonarola, Luigi Settembrini, Niccolò Tommaseo
e Pietro Verri. Tra gli ultimi ad entrare nella
lista sono stati Simone de Beauvoir, André Gide,
Jean-Paul Sartre e Alberto Moravia.
La Sacra Congregazione della Romana e Universale
Inquisizione fu rinominata in Sacra
Congregazione del Sant'Uffizio il 29 giugno 1908
da Papa Pio X.
Il 7 dicembre 1965 Papa Paolo VI ne cambiò il
nome in Congregazione per la dottrina della
fede.
Papa Giovanni Paolo II (che in un discorso
dell'8 marzo 2000, pur non nominandolo
esplicitamente, chiese perdono a Dio a nome
della chiesa per il passato comportamento della
stessa riguardo inquisizioni, roghi e cacce alle
streghe) ridefinì il compito attuale della
congregazione - promuovere e tutelare la
dottrina della fede e dei costumi cattolici,
ponendovi a capo nel 1981 Joseph Alois Ratzinger,
divenuto nel 2005 papa Benedetto XVI, con il
titolo di prefetto.
Nel 1260, una bolla di Alessandro IV stabilì i
rapporti tra eresia e stregoneria e definì tutte
le categorie dei sortilegi. I capi d'accusa
erano di quindici specie:
1. Rinnegano Dio;
2. Lo bestemmiano;
3. Adorano il diavolo;
4. Gli consacrano i loro bambini;
5. Spesso glieli sacrificano;
6. Li consacrano a Satana nel ventre materno;
7. Gli promettono di attirare al suo servizio
tutti coloro che potranno;
8. Giurano nel nome del demonio e se ne vantano;
9. Non rispettano alcuna legge e commettono
perfino incesto;
10. Uccidono le persone, le fanno bollire e le
mangiano;
11. Si nutrono di carne umana ed anche di
impiccati;
12. Fanno morire la gente con veleni e
sortilegi;
13. Fanno crepare il bestiame;
14. Fanno perire i frutti e causare la
sterilità;
15. Diventano in tutto schiavi del diavolo.
I sintomi medici sui quali si basavano i giudici
dell'inquisizione per stabilire il crimine di
stregoneria non lasciavano dubbi:
- Se la malattia è tale che i medici non possono
né scoprirla né conoscerla.
- Se aumenta invece di diminuire nonostante che
siano state tentate tutte le possibili cure.
- Se, sin dall'inizio, si presenta con sintomi e
dolori violenti, contrariamente alle malattie
comuni che aumentano poco a poco.
- Se è incostante e variabile da giorno a
giorno, da ora ad ora, ed inoltre se ha
parecchie cose diverse da quelle naturali,
sebbene apparentemente si presenti simile a
queste ultime.
- Se il paziente non può dire in quale parte del
corpo sente il dolore, anche se è molto malato.
- Se emette sospiri tristi e pietosi senza
alcuna causa legittima.
- Se perde l'appetito e vomita la carne
mangiata; se ha lo stomaco contratto e chiuso o
se gli sembra di averci dentro qualcosa di
pesante.
- Se sente calori pungenti ed altri spasimi
acuti nella regione del cuore, tanto che gli
sembra che qualcosa lo roda e lo smembri a
pezzi.
- Se è reso impotente al mestiere di Venere.
- Se suda leggermente, anche durante la notte,
quando il tempo e l' aria sono molto freddi.
- Se si sente le membra e parti del corpo
legate.
- Se si sente ebete e dice sciocchezze, oppure
sia preso da malinconia. Se guarda storto. Se
gli sembra di vedere qualche fantasma.
- Infine, se quando il prete, per guarirlo dal
male, gli applica delle unzioni sugli occhi,
sulle orecchie, sulla fronte o su altre parti
del corpo, tali parti cominciano a far uscire
sudore o mostrano qualche altro cambiamento.
Nel 1416 sono condannate al rogo circa 300
persone, in maggioranza donne, e nel 1485 altre
41 streghe vengono arse vive.
Elementi probatori
L’Inquisizione aveva un vero e proprio iter
procedurale: prima di tutto inquisitore doveva
recarsi sul luogo o dove la sua commissione
l’aveva mandato per controllare la situazione, o
dove un testimone affermava di aver visto
fenomeni in un clima di grande esaltazione
religiosa.
Nei processi di stregoneria erano necessari due
elementi probatori per la condanna: uno era il
famiglio e l’altro il marchio della strega.
IL FAMIGLIO: sono spiriti che erano offerti alle
streghe come dono di nozze per festeggiare il
coronamento del patto della strega con il
diavolo. Poteva assumere qualsiasi forma, anche
se le più gettonate erano di gatto, rana, corvo
ma indipendentemente dalla forma assunta, questi
famigli fornivano alla fattucchiera una vasta
gamma di servigi, che variava dal portare a
termine perfidi servigi a consigliare sulla
magia nera.
IL MARCHIO DELLA STREGA: poteva essere qualsiasi
cosa, dal capezzolo soprannumerario ad un
piccolo segno, come un neo, una verruca o
un’altra piccola anomalia fisica. Soltanto un
corpo perfetto avrebbe potuto sostenere tal
esame minuzioso e dal resto la stessa perfezione
sarebbe stata considerata prova di un patto
scellerato.
I ferri del mestiere
1. Il manico di scopa o bune wand (come era
chiamato dalle streghe scozzesi), che era
utilizzato per voli notturni. Nei primi
resoconti relativi la stregoneria, di solito si
trattava, di una bacchetta biforcuta, oppure di
un bastone di legno.
2. Il calderone. Già nell’antica Grecia le
streghe facevano uso del calderone.
Quando
Medea, la strega di Colchide e sacerdotessa di
Ecate, tramò l’assassinio di Re Pelia, utilizzò
il suo calderone magico per portare a termine il
suo progetto.
Quando Macbeth si rivolge alle tre
fatidiche sorelle nella grotta oscura esse sono
raccolte intorno al calderone ribollente.
La dea
druidica della luna, Cerridwen, utilizzava erbe
magiche per preparare il suo calderone
dell’ispirazione.
Lo stufato doveva bollire a
fuoco lento per un anno e un giorno, e alla fine
di quel periodo produceva la pozione.
3. La sfera di cristallo o speculum. Talvolta lo
speculum consisteva in una palla di cristallo,
talvolta di uno specchio magico.
La fattucchiera
usava la sfera magica per praticare la cistalloscopia o per presagire avvenimenti.
Scrutando nelle profondità riflettenti riusciva
a vedere oltre i confini del tempo e dello
spazio.
Nelle città costiere, si sapeva che le
streghe utilizzavano i globi di vetro usati dai
pescatori per tenere a galla le reti.
La famosa
strega irlandese, Biddy Early, aveva una
bottiglia di vetro azzurro che prediligeva il
futuro.
Ogni genere di speculum doveva essere
consacrato prima di venir utilizzato, e quest’obiettivo
si raggiungeva esponendolo alla luce lunare.
Questi oggetti andavano conservati lontano dalla
luce solare.
4. L’Athame. Tale oggetto era dato ad una nuova
strega la notte della sua iniziazione e veniva
usato per scopi mistici come tracciare il
cerchio magico, mescolare il sale e l’acqua
sacra all’Esbat ( incontro mensile di una
congrega di streghe).
5. Il libro delle ombre. Ogni strega che sapesse
scrivere teneva un libricino, e in questo
prendeva nota delle ricette per le pozioni,
delle formule corrette degli incantesimi.
Il
libro delle ombre era l’equivalente di un diario
di bordo. Questi volumi venivano nascosti (a
causa dell’inquisizione), e alla morte della
strega i suoi compagni avevano l’ordine di
prendere da esso quel che volevano e poi
bruciare l’originale.
Tuttavia, dai resoconti e
dai libri che rimangono, sembra che esistessero
alcuni sistemi collaudati che venivano usati
dalle streghe per raggiungere i propri fini
magici.
6. Gocce di saggezza. Le tre gambe su cui
poggiava simboleggiavano la triplice divinità:
l’acqua colmava il calderone, il fuoco lo faceva
ribollire, le erbe al suo interno provenivano
dalla madre terra e dalla mistura saliva il
vapore.
Nessun arsenale di fattucchiere poteva
dirsi completo se non aveva uno speciale
coltello che però non veniva usato per scopi
terreni.
Questo pugnale, presentava
un’impugnatura nera con simboli magici impressi
lungo la lama.
A fare le spese della follia della caccia alle
streghe furono soprattutto donne.

Processo per stregoneria istituito nel 1540
Ciò risulta evidente, del resto, dalla lettura
dei verbali del processo che si tenne a Roma contro certa Bellezza
Orsini di Collevecchio Perugina. <<Io non so strega – dice
difendendosi – e medico ogni cosa con mio olio fiorito… che ingenera la
natura de tucti arbori e fiori e tutti quelli che fanno le erbe. Io ho
un libro di cento e ottanta carte dove stanno tutti li secreti del mondo
boni e cattivi. Con quello ho imparato e insegnato ad altri e l’ho
imprestato a gran ministri e signori e voglio imprestare a vui e beati
vui che starete in grazia de patroni e tucto quello che desiderate
haverete >>.
Quando però l’indiziata, e questo fu un caso, dopo
molti interrogatori continuava a dichiararsi innocente veniva messo in
moto il macabro rituale della tortura, e efficientissima come ben ci
ricorda M. de Cervantes in un famosissimo passo del suo Don Chisciotte
<<a spremere la verità dalle ossa della gente >>. Alla tortura si
ricorreva, inoltre, tutte le volte che le prove a carico dell’accusata
non erano state sufficienti a determinarne la condanna.
Nei processi di
stregoneria si partiva dal presupposto che quanto più deboli erano gli
indizi di colpevolezza tanto più necessario diveniva l’uso dei tormenti.
La lettera che presentiamo fu scritta il 24
Luglio 1628 da Johannes Junius, borgomastro di
Bamberg, in Franconia (regione storica della
Germania).

Bamberg nel 1900
Accusato di stregoneria, egli subì atroci
torture ed infine fu mandato al rogo. Nella
lettura dà l’estremo saluto alla figlia
Veronica: le sue parole costituiscono uno dei
documenti più toccanti della caccia alle
streghe.
Centomila volte buonanotte, mia adorata figlia
Veronica. Innocente sono stato imprigionato,
innocente sono stato torturato, innocente devo
morire. Perché chiunque venga rinchiuso nella
prigione delle streghe viene torturato fin
quando non si decide a inventare una confessione
qualunque.
La prima volta che fui messo a tortura, c’erano
il dottor Braun, il dottor Kötzendörffer e altri
due strani dottori. Il dottor Braun mi chiese:
- Amico perché sei qui?
Io risposi : - Per false accuse, e disgrazia.
- Ascolta, - ribatté lui - tu sei uno stregone,
vuoi confessare spontaneamente? Altrimenti
porteremo i testimoni ed il carnefice.
Io dissi: - Io non sono uno stregone, e la mia
coscienza è pura, a questo riguardo; neanche
mille testimoni mi possono spaventare.
E poi arrivò anche – Dio del cielo abbi pietà –
il carnefice, che mi schiacciò i pollici, con le
mani legate insieme, di modo che il sangue
usciva dalle unghie e da tutte le parti, e non
ho potuto usare le mani per quattro settimane,
come puoi vedere dalla mia scrittura. Poi mi
spogliarono, mi legarono le mani dietro la
schiena, e mi sottoposero alla strappata. Allora
pensai che il cielo e la terra fossero giunti
alla fine, otto volte mi tirarono su e mi
lasciarono ricadere, di modo che soffrii
terribilmente. E così feci la mia confessione,
ma erano tutte bugie. Ora, cara bambina, segue
quello che ho confessato per sfuggire a dolori e
torture che non sarei riuscito a sopportare.
E dovetti dire quali persone avevo visto al
sabba. Dissi di non aver riconosciuto nessuno.
- Vecchio briccone, devo richiamare il
carnefice. Di’ un po’, non c’era forse anche il
Cancelliere? –
Così io dissi di si, che c’era.
- E chi altri?
Non avevo riconosciuto nessuno. Così lui disse:
- Segui una via dopo l’altra; comincia dal
mercato, percorri una via per intero e torna
indietro lungo quella seguente.
Fui costretto a nominare parecchie persone. Poi
arrivò la via lunga. Non conoscevo nessuno che
vi abitasse. Dovetti fare il nome di otto
persone. E continuarono così per tutte le vie
anche se io non potevo né volevo dire di più.
Così mi consegnarono al carnefice, gli dissero
di spogliarmi, radermi dappertutto e mettermi a
tortura. E dovetti raccontare i crimini che
avevo commesso. Io non dissi nulla.
- tirate su quel furfante!
E così dissi che avrei dovuto uccidere i miei
figli, ma che avevo invece ucciso un cavallo.
Non servì a nulla. Avevo anche preso un’ostia
consacrata e l’avevo profanata. Quando ebbi
detto questo mi lasciarono in pace.
Cara bambina, tieni segreta questa lettera,
altrimenti subirò altre tremende torture e i
miei carcerieri verranno decapitati.
Buonanotte, perché tuo padre, Johannes Junius
non ti rivedrà più.
( Da E.Jong, Streghe, Milano, Rizzoli, 1983 ) |