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Una serie di teorie, troppo esclusive, posero la
magia di fronte alla scienza, alla
religione.
Nel mondo magico la personalità non è
ancora fortemente consolidata, essa è sempre
soggetta al rischio di smarrirsi:di qui i
frequenti casi di spersonalizzazione patologica di
fronte a emozioni troppo violente, i fenomeni di amok
( scatenamento di impulsi incontrollabili).
La difesa è la garanzia della personalità in
crisi.
Il compito storico della magia sarebbe, secondo
De Martino il riscatto della angoscia compiuta.
Lo studio della magia si è dunque spostato
verso interpretazioni psicologiche:
psicoanalitiche, psichiatriche anche
metapsichiche
La magia, in quanto fenomeno che ha accompagnato
la civiltà umana dagli albori, è stata ed è
oggetto di studio da parte delle scienze
sociali, prime fra tutte l’antropologia
culturale, l’etnologia e la psicologia.
Le
tematiche affrontate nello studio della magia
solitamente riguardano la sua relazione con la
scienza e la religione, la sua funzione sociale
e la natura del suo pensiero.
EVOLUZIONISMO
Nel
1871 Edward Tylor nella ”Cultura dei primitivi”
arrivò alla conclusione che la magia fosse una “scienza
sbagliata” in quanto non in grado di
distinguere i rapporti causa-effetto da quelli
propriamente temporali. Vicino alla posizione
tyloriana fu James George Frazer, il quale nel
“Ramo d’oro”, pur considerando la magia un
primo stadio nello sviluppo della civiltà, ebbe
il merito di fornire una prima classificazione
della magia nelle sue diverse interpretazioni.
SCUOLA SOCIOLOGICA FRANCESE
Anche
Emile Durkheim intervenne nella divisione dei
rapporti tra magia e religione. Nel suo “Le
forme elementari della religione” afferma che
la magia essendo per sua natura una
pratica privata e quasi segreta, non può
essere paragonata alla religione, che è un
fenomeno sociale e prettamente collettivo.
L’attenzione degli studi antropologici sul
fenomeno magico si è basata fondamentalmente su
due costanti: il rituale magico ed il sistema di
simboli e comunicazione sociale.
Un notevole contributo in questa direzione è
venuto dal Claude Lèvi-Strauss.
In “Antropologia
strutturale” lo studioso dedica un saggio dal
titolo “Lo stregone e la sua magia” all’universo
simbolico della magia.
I casi di
guarigione magica per opera della sciamano Qesalid dimostrano, secondo l’antropologo
francese, che ogni atto magico presuppone l’esistenza
di un rituale basato sui segni, che abbiano un
significato per la collettività primitiva che
partecipa all’esperimento magico nella
speranza di riuscita.
SCUOLA INGLESE
Un’altra
opera che ebbe una considerevole risonanza fu
“Stregoneria, oracoli e magia tra gli Azande”,
scritta nel 1937 da Edgar E. Evans-Prictchard.
La ricerca da lui effettuata nel Sudan
sud-occidentale lo portò a constatare l’assenza
di un legame tra scienza e magia, in quanto l’obiettivo
finale del rituale magico non consisterebbe nel
modificare la natura, ma nell'affermare il
potere di streghe o
maghi.
FUNZIONALISMO
Un
contributo fondamentale alla interpretazione
della magia dal punto di vista antropologico lo
diede Bronislaw Malinosvki.
Nel suo “Magia,
scienza e religione”, lo studioso polacco nega
qualsiasi contatto della magia con la pratica
empirica, che le vede come entità separate.
Famoso l’esempio della canoa, durante la
costruzione della quale l’artefice non ha
bisogno della magia per l’esecuzione tecnica
del natante, che reggerebbe il mare comunque,
mai il rituale magico interviene durante il
lavoro come sussidio rassicurante.
L’atto
magico sarebbe quindi l’espressione simbolica
di un desiderio, completamente slegato dal
rapporto causa-effetto, che comunque è
tenuto ben presente.
Sulla scia di Malinosvki,
gli antropologi successivi hanno sottolineato
che il ricorso alla magia si ha solitamente in
presenza di fenomeni inesplicabili, davanti
ai quali le pratiche empiriche sono considerate
impotenti.
PSICOLOGIA
La
natura della magia è stata studiata anche dal
punto di vista psicologico.
Basandosi sulle
teorie evoluzioniste del Frazer, studiosi
come Sigmund Freud accostarono il pensiero
magico dell’uomo primitivo a quello del bambino,
il quale ritiene che la realtà è
influenzabile secondo i suoi pensieri ed i
suoi desideri.
Più recentemente anche
Ernesto De martino ne “Il mondo magico” pone
l’accento su alcuni fenomeni tipici di
pratiche sciamaniche, quali la
spersonalizzazione e lo scatenamento di impulsi
incontrollabili.
da http://it.wikipedia.org/wiki/Magia#Interpretazioni_della_magia |