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La storia della magia

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Merlino che detta le sue poesie, libro francese del XIII secoloÈ l'arte dei magi di dominare sulle forze della natura e della vita in virtù di mezzi occulti.

Magi erano detti nel mondo classico i sacerdoti della religione babilonese (Caldei) che si davano a pratiche astrologiche e divinatorie, perciò in Occidente il termine passò a designare astrologi, taumaturghi, fattucchieri. La magia si differenzia sostanzialmente dalla religione in quanto in quest'ultima il sacerdote, a differenza del mago, conscio della propria limitatezza, supplica le entità superiori di concedere quelle determinate cose che solo esse possono dare.
Si suole definire magia imitativa quella che muove dal principio che il simile agisce sul simile.

Esempi di magia imitativa si hanno quando per ottenere pioggia il mago ne imita il fenomeno versando acqua o imitando il tuono; ovvero (ricordiamo l'intichiuma degli Australiani Arunta) quando si disegna un canguro e se ne colpisce la figura per propiziarsi la caccia; quando, infine, nel caso di eclissi si cerca di stornare il preteso indebolimento della luna o del sole con fuochi: tipici sono i fuochi di San Giovanni del folklore cristiano.
Si definisce magia simpatica quella che muove dal principio che il contiguo agisce sul contiguo e si fonda su una connessione o affinità delle cose.

La magia è detta contagiosa quando un contatto con oggetti o persone può provocare effetti sul tutto. Vi sono, presso i popoli primitivi e gli antichi, esempi di queste magia. Per esempio i primitivi credevano che il mangiare carne umana e soprattutto occhi, cuore, ecc., procurasse a chi mangiava detti organi le qualità delle persone a cui erano stati tolti (cannibalsmo).

Altro noto esempio è quello del collegio dei pontefici romani che tenevano celato il vero nome della capitale, obbedendo al principio che, essendo il nome parte dell'individuo o della cosa, evocandolo si poteva venire in possesso della persona o della cosa che lo portava.

Gli antichi Romani inoltre avevano cura di celare capelli ed unghie tagliati, perchè essi o pezzi di essi potevano servire al fattucchiere per compiere atti di magia ostile.

Secondo E. B. Tylor, la M. è la pseudo-scienza dei primitivi, ma spesso la post hoc, ergo propter hoc, inoltre dalle idee di associazioni per similarità o per conyinuità, il Frazer bene ha sostenuto che essa nulla ha a che fare con la scienza che è mossa dallo spirito di ricerca.

La magia ha preceduto la religione, e sempre la precede sino a quando, elevandosi a cerimonia sociale, di comunità, non viene a confondersi con essa (Durkheim).

Ad esempio la cerimonia sopra ricordata dell'intichiuma diventa religiosa quando avviene il pasto sociale del canguro e si narrano le imprese dell'animale totemico. L'elemento magico ed il religioso erano fusi in Egitto (Libro dei morti), in Babilonia (in diversi esorcismi) in India (Atharvaveda) ecc.

I maghi dei primitivi erano uniti in società segrete e veneravano una sorta di patrono al quale venivano iniziati con riti.

La magia aveva peso ancora nel Medioevo anche se, fin dalle origini, il cristianesimo aveva attribuito al demonio tutti i fenomeni che la superstizione popolare considerava occulti e soprannaturali.

In seguito si diffusero le leggende di streghe, elfi, folletti, ... 

 

Tutte le grandi culture del passato ricorsero alla magia.
In Egitto il mago poté configurarsi nel periodo più antico come superiore in potenza ai dei purché fosse padrone del nome e delle parole magiche.
Ci sono rimaste numerose formule magiche, spesso precedute dalla narrazione di un mito corrispondente.
Di fattura mesopotamica sono amuleti che rappresentano l’immagine del demone.
La religione persiana sboccata in un dualismo tra forze del bene e del male era un terreno propizio per sviluppi sia teologici che magici.
Ma il grande apporto culturale del Medio Oriente consisté nell’osservazione del corso degli astri cui si legava magicamente non solo il conteggio del tempo.
In Grecia e a Roma la magia ebbe una moderata diffusione.
In Grecia favorirono piuttosto lo sviluppo di sette filosofiche.
Fu nella vasta Koiné culturale formatasi nel periodo ellenistico intorno al Mediterraneo che si fusero a tutti i livelli riti magici, astrologici e alchimistici.
Elementi di tradizioni ellenistiche, soprattutto di ambiente gnostico, spesso mediati e integrati dalla cultura araba e ebraica, formano il substrato “colto” della magia medievale e rinascimentale in Europa.
L’importante filone della ricerca alchimistica alimentò un aspetto centrale della cultura dell’umanesimo e del rinascimento.
La magia colta è però difficilmente separabile dalla magia popolare maturata nei singoli paesi europei entro le culture delle classi subalterne.
Forme di culto, credenze, sistemi simbolici precristiani sopravvissero, alterati, come patrimonio culturale eterodosso, magico, delle plebi.
La crisi culturale del sistema feudale corrispose nei secc. XV-XVI al configurarsi del pensiero magico come modalità di approccio gnoseologico alla natura in termini intellettuali, scientifici, deliberatamente separati dalle caratteristiche e dai valori delle strutture sociali.
Paracelso è il rappresentante più autorevole di questo orientamento e la sua iatrochimica è il terreno sul quale si disputerà la contesa ricerca della verità magica tradizionale e scienza sperimentale.
A partire da questo periodo la magia sarà relegata dalla cultura ufficiale nell’ ambito di quelle superstizioni contro le quali muoveranno diversi modelli di razionalità: quello  della Controriforma.
Sconfinata nell’ambito della cultura dominante che  sostanzialmente la fraintese, riconoscendole il merito di aver contribuito con alcune scoperte al progresso del sapere scientifico, la magia è rimasta in Europa luogo privilegiato di affioramenti mitologici che sono stati più volte strumentalizzati (basti ricordare l’apparato magico-esoterico del Terzo Reich o del Ku Klux Klan negli Stati Uniti).
Questi affioramenti mitologici che vanno dal rifiuto della medicina ufficiale alle fughe verso oriente, dall’ esoterismo da salotto al satanismo cruento, sono ancora scarsamente studiati e possono essere studiati tanto come formalizzazione di inquietudine che ne riproducono la dinamica a circolo vizioso.