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Delocalizzazione

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La scuola o la scarpa

E' il fenomeno per effetto del quale le aziende scelgono di andare a produrre in Paesi dove i costi, in particolare il costo del lavoro, sono più bassi.

La delocalizzazione è fortemente collegata alla globalizzazione e viene spesso percepita come lo sfruttamento delle fasce più deboli di popolazioni già deboli ad opera dei più forti.
In realtà è un fenomeno che, in termini generali, porta benefici a tutti:

  •  alle aziende che vanno a produrre, perché possono operare a costi minori e raggiungere più facilmente l'equilibrio economico e il profitto;

  •  ai consumatori, che possono acquistare prodotti a prezzi inferiori (negli ultimi vent'anni la stragrande maggioranza dei prezzi di tutti i prodotti è, in valori assoluti, fortemente diminuita) e oggi possono permettersi spese che i genitori, quarant'anni fa, non potevano permettersi;

  •  ai Paesi dove le aziende vanno a produrre, perché porta lavoro a fasce di popolazione economicamente e socialmente povere, e, altrimenti, prive di opportunità.
    Gli operai cinesi delle grandi fabbriche di scarpe della Nike o della Adidas, che fino a pochi anni fa vivevano sotto il livello di povertà, per esempio, oggi vivono decorosamente e lavorano otto ore al giorno anziché quattordici in condizioni bestiali.

La delocalizzazione è un processo dinamico. Le aziende infatti non si fermano a produrre in un Paese ma continuano a cercare le zone più convenienti. Questa ricerca dei costi più bassi viene percepita come un danno alle popolazioni locali, nel momento in cui l'azienda lascia quel Paese per un altro.
In realtà bisogna considerare altri due aspetti:

  •  Se un'azienda lascia un Paese perché i suoi costi sono saliti significa che in quel Paese - anche grazie a quell'azienda globale - c'è più ricchezza di prima, e questa maggiore ricchezza è all'origine dell'aumento dei costi.

  •  L'"abbandono" da parte dell'azienda è uno stimolo per il Paese "abbandonato", non più in grado di competere sui bassi costi del lavoro, a dedicarsi a produzioni a più alto valore aggiunto, passando, per esempio, dalle scarpe agli elettrodomestici.
    Ciò che genera una crescita non solo economica ma anche sociale e culturale.

La FIAT ha altre fabbriche in Brasile, Turchia con la Tofas, Cina con la Fiat Nanjing, Argentina ed India con PAL-Premier, dove si producono varianti personalizzate per i mercati locali di modelli come la Palio.

All'estero la Benetton ha società quali Benetton Slovacchia, di cui non si conoscono le attività, Benetton Ungheria, che coordina la produzione effettuata tramite terzisti nell'Europa dell'Est, Benetton Croazia, che si dedica principalmente al confezionamento dei vestiti in lana, Benetton TextilConfeccao, che confeziona vestiti in Portogallo, e Benetton Tunisia, che ha un duplice ruolo di tintoria e di coordinamento della produzione tramite terzisti in Nord Africa.
 

Sede FIAT in Brasile Benetton Croazia

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