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Inquinamento delle acque

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Ciclo dell'acqua

L'acqua può raggiungere il mare non solo attraverso i fiumi ma anche passando dal suolo, dopo essersi infiltrata ed aver raggiunto una falda acquifera.

Si può quindi facilmente intuire che l'acqua si può inquinare non solo tramite i fiumi ma anche con i prodotti inquinanti del suolo.

Un'importante causa dell'inquinamento delle acque, in particolare delle acque dolci sono gli scarichi di materiale organico.

 

Le principali fonti di inquinamento organico sono:

  • Le fogne delle città. I liquami che si trovano nelle fogne contengono grandi quantità di escrementi umani, perciò dovrebbero passare attraverso impianti di depurazione prima di essere scaricati nei fiumi purtroppo, in Italia meno della metà degli scarichi vengono depurati. I liquami fognari possono contenere microrganismi che provocano alcune malattie (colera, salmonellosi, ecc.). Una persona rischia di ammalarsi se ingerisce questi organismi (può capitare facendo il bagno nel fiume o mangiano molluschi contaminati).

  • Gli allevamenti. Negli allevamenti, gli escrementi vengono lavati via con l'acqua, i liquami così ottenuti vengono in parte utilizzati come fertilizzanti, in parte invece riversati nei fiumi.

  • Le industrie. Alcuni tipi di industrie, per esempio quelle alimentari, scaricano materiali organici direttamente nei fiumi.

  • L'agricoltura. I fertilizzanti, sia chimici che naturali, possono inquinare i fiumi come vedremo successivamente.

L'autodepurazione


Nelle acque si trovano dei microrganismi che si nutrono dei composti organici provenienti da organismi morti, liquami, ecc. e li trasformano in minerali non inquinanti.
Le sostanze che possono essere distrutte da questi organismi sono dette biodegradabili.
Oggi però, con l'aumento dell'inquinamento rispetto a qualche decina di anni fa, le sostanze biologiche sono presenti in quantità tale da superare la naturale capacità di autodepurazione; inoltre riversando sostanze non biodegradabili, l'autodepurazione non ha alcun effetto, le acque dolci rimangono perciò inquinate.


I prodotti chimici in agricoltura

Le numerose sostanze utilizzate in agricoltura non restano solo sul suolo o sulle piante.
Quando la pioggia dilava il terreno, una parte di essa finisce sui canali di scolo e da qui ai fiumi e poi al mare.

Quando l'acqua piovana (o anche quella d'irrigazione) filtra nel terreno, tralascia lentamente un'altra parte di queste sostanze in profondità, fino alle falde acquifere da cui si prende l'acqua per bere, che potrebbe divenire non potabile a causa dei nitrati e dei fosfati rilasciati dai fertilizzanti chimici utilizzati sul terreno.
I fertilizzanti in particolare provocano uno sviluppo eccessivo di alghe nei laghi e nei mari. Questo fenomeno prende il nome di eutrofizzazione.
Il fenomeno colpì soprattutto verso la fine degli anni ottanta i mari adiacenti le coste dell'Adriatico dove vaste zone vennero invase da alghe e fu in pericolo l'afflusso turistico estivo.


Eutrofizzazione

Rappresentazione schematica del processo di eutrofizzazione.
 

L'immissione di fosfati nelle acque dei mari e dei laghi fa aumentare le alghe.
Quando queste muoiono, i batteri decompositori consumano l'ossigeno disciolto nell'acqua provocando la morte per asfissia degli altri organismi.

Anche l'azione dei pesticidi (detti anche fitofarmaci) possono contaminare falde acquifere, l'acqua potabile e il cibo. Non sono tuttavia ancora noti gli effetti sull'uomo, pur essendo in ogni caso sostanze nocive.
A questo problema si viene incontro utilizzando la coltivazione biologica, che però a causa dei raccolti più scarsi si hanno dei prezzi relativamente elevati nell'ambito dell'alimentazione.
In quest'ultimo ventennio la situazione è migliorata complessivamente per l'uso più diffuso di impianti di depurazione di acque civili ed industriali, per l'uso detersivi biodegradabili al 90% e con il controllo dei rifiuti provenienti dalle attività agro-zootecniche.
Soprattutto le coste ne hanno tratto beneficio diventando balenabili e fruibili appieno da abitanti e turisti.


I rifiuti tossici industriali

Le industrie si liberano dei rifiuti tossici derivanti dalle diverse lavorazioni attraverso discariche speciali. Tuttavia alcuni tipi di rifiuti tossici finiscono nei fiumi, con i liquami di fogna.
Tra i rifiuti tossici dell'industria chimica troviamo: 

  • I metalli pesanti (mercurio, usato spesso come fungicida; piombo, usato nelle batterie, nei proiettili, nelle vernici e nelle benzine; cadmio, usato nei rivestimenti di metallo, a volte come colorante e in alcuni tipi di batterie).

  • Gli ossidi metallici e i sottoprodotti dell'industria farmaceutica.

  • Idrocarburi tossici (usati per produrre insetticidi tipo il DDT o nelle lavorazioni di plastiche e vernici)

  • Il cromo (usato per la "cromatura" dei metalli, nella lavorazione di pelli e nelle acque di raffreddamento delle industrie.

Tutte queste sostanze si stanno accumulando nel ciclo dell'acqua.

 

Minamata

A Minamata, una città del Giappone abitata per lo più da pescatori, tra gli anni '60 e '70 molte persone furono avvelenate dal pesce che rappresentava il loro nutrimento abituale.

Le acque del mare su cui si affaccia la città erano state infatti gravemente inquinate dagli scarichi di un'industria locale, che per decenni aveva riversato nella baia di Minamata tonnellate di mercurio.

Un derivato organico del mercurio aveva avvelenato i pesci e, di conseguenza, le persone che se ne erano nutrite.

Il mercurio ingerito ha provocato la nascita di bambini con gravi problemi al sistema nervoso centrale. 

 Dopo un lungo processo, celebrato a Tokyo nel 1973, la Società Chisso, responsabile dell'inquinamento, è stata riconosciuta colpevole e condannata a pagare i danni alle vittime della intossicazione.

Oggi il mercurio non viene più scaricato nelle acque di Minamata: tuttavia, l'inquinamento è ben lontano dall'essere eliminato, in quanto sul fondo del mare giacciono tonnellate di mercurio che a mano a mano si diffondono nell'oceano, rendendo pericolosa la pesca anche al largo (pesce avvelenato è stato pescato addirittura a 600 km di distanza da Minamata!).

Il problema dell'inquinamento da mercurio, del resto, riguarda ormai gran parte degli oceani: per esempio in Svezia il governo raccomanda ai cittadini di non mangiare pesce più di una volta alla settimana, proprio per evitare che nell'organismo si accumulino dosi troppo elevate di questa pericolosa sostanza.

 

L'inquinamento da petrolio

 

La maggior parte dei mari del mondo è inquinata da petrolio.

Una delle zone marine più inquinate al mondo (per quanto riguarda il petrolio) è il mediterraneo, ciò è dovuto al fatto che si tratta di una mare chiuso e le sue acque si rinnovano molto lentamente (80-100 anni).

Il petrolio può diventare un pericolo per l'ambiente durante le fasi del ciclo produttivo: estrazione, trasporto, lavorazione.

 

Impianti di estrazione del petrolio

 

PetrolieraLa fuoriuscita del greggio da i pozzi di estrazione è un evento abbastanza raro.

L'episodio più grave risale al 1990, in Europa, quando alcuni pozzi del mare del Nord hanno versato petrolio in mare per ben due giorni.

Il versamento in mare del greggio dal petroliere è l'evento più comune e temuto.

L'elenco di incidenti è lungo. Per porvi rimedio le petroliere tradizionali sono via via sostituite con i modelli ad doppio scafo.

 

Alcune petroliere lavano i loro serbatoi con acqua di mare. In questo modo, milioni di tonnellate di nafta vengono scaricate annualmente negli Oceani.

 

Non di rado, il petrolio fuoriesce dalle petroliere in seguito a incidenti.

Quando una petroliera subisce un incidente nel quale ci siano dei versamenti di petrolio in mare, si provocano molti danni all'ambiente.

Il petrolio galleggia sull'acqua, formando uno strato che isola l'acqua dall'aria, impedendo gli scambi di gas.

L'impoverimento d'ossigeno causato fa morire molti organismi marini.

Con il passare dei mesi le sostanze più leggere o evaporano o vengono distrutte lentamente da microrganismi o reazioni chimiche; quelle più pesanti, invece, rimangono sotto forma di grumi e poi lentamente affondano e vengono a poco a poco attaccate da batteri o da reazioni chimiche.

Prima di scomparire, però, distruggono anche gli organismi che vivono sui fondali.

Nel Mediterraneo (appena l'1% dei mari del Pianeta) si concentra il 28% del traffico mondiale di petrolio: 300 petroliere che rilasciano complessivamente una scia nera di 2.800 tonnellate di petrolio al giorno, equivalenti a 15 "Prestige" l'anno (la petroliera naufragata al largo della Galizia nel 2002).

Prestige Prestige
Danni ecologici Danni ecologici

 

Non a incidenti, ma a un'assurda volontà di rappresaglia è invece dovuta l'immissione nel Golfo Persico di enormi quantità di petrolio che gli iracheni hanno lasciato defluire deliberatamente dagli oleodotti del Kuwait nel corso della "guerra del Golfo".

I danni per l'ambiente sono stati e saranno ancora per molto tempo gravissimi, forse irreparabili.

Uccello marinoIl petrolio forma infatti uno spesso, strato superficiale, chiamato comunemente "marea nera", che impedisce l'ossigenazione dell'acqua e la penetrazione della luce solare. Gli organismi non possono vivere in assenza di ossigeno e luce solare.

Gli uccelli che rimangono imprigionati nel petrolio non possono più volare.

 

 

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