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La preistoria è la fase della storia dell'uomo antecedente alla
comparsa di testimonianze scritte.
Il termine indica pure la disciplina (più precisamente
paletnologia) che studia la presenza e l'attività dell'uomo
nella preistoria.
Età della pietra
Viene convenzionalmente suddivisa in tre periodi: |
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paleolitico
circa 2.000.000-10.000 a.C
Fu il primo periodo in cui si sviluppò la tecnologia umana con
l'introduzione dei primi strumenti in pietra.
Gli Ominidi esploravano il territorio circostante alla ricerca
di cibo: raccoglievano i vegetali, praticavano la caccia e
recuperavano le carcasse animali (sciacallaggio). |
mesolitico
Nel Mesolitico iniziò l'utilizzo del fuoco.
Oltre all’affumicamento e all’arrostimento delle carni in fosse
colme di braci, i cacciatori potevano praticare la bollitura,
entro contenitori di corteccia e sacche di tessuto animale.
alla caccia di mammiferi di media e piccola taglia (daini,
cervi, stambecchi), caprioli e cinghiali) si aggiunsero la
raccolta sistematica di piccoli animali di ogni genere
(roditori, uccelli) la raccolta dei molluschi terrestri, d’acqua
dolce e marini, e la pesca, di svariate specie vegetali che con
appositi accorgimenti divennero commestibili.
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neolitico
Sono stati appena scoperti
l'agricoltura e l'allevamento, così
si possono mangiare i cereali e le carni degli animali allevati
nei territori delle tribù.
Nel Neolitico, la Cerealicoltura permise di aumentare
considerevolmente la percentuale di carboidrati, al punto da
causare squilibri e fenomeni di carenza.
Alla possibilità di salare per conservare le carni di maiale, si
aggiunsero le tecniche di immagazzinamento e conservazione di
cereali e legumi, nonché la capacità di preparare e conservare
formaggi. |
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Età dei metalli
Nell’età dei metalli, sulla tavola si aggiungono ai cereali la
frutta e i prodotti dell'orto. |
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Egizi
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Uomini intenti nella cottura del pane
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Presso gli antichi Egizi, cioè per almeno 4000 anni prima della
nascita di Cristo, il pane, fatto con farina di frumento o, più
spesso, di orzo, era alla base dell'alimentazione.
Le carni provenivano o dalla caccia (principalmente volatili) e
pesca o dall'allevamento, bovini e uccelli da cortile.
I campi disposti lungo le rive del Nilo producevano anche varie
verdure, legumi ed una grande quantità di frutta.
Essendo sconosciuto lo zucchero, per dolcificare si utilizzava
il miele o, talvolta, il succo dei datteri. |
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Il sale veniva ricavato dai depositi del Wadi Natrun, nel
deserto libico ed era usato principalmente come conservante per
le carni.
L'olio, utilizzato per alimentazione, come unguento e per
illuminazione veniva ricavato dai semi di varie piante, tra cui,
principalmente, sesamo e ricino. Il più pregiato era ricavato
dai gigli.
L’olio d’oliva era in gran parte importato dalla Siria, essendo
insufficienti le piantagioni di olivi in Egitto.
Bevanda usuale, oltre l’acqua e i succhi di frutta, era la
birra, che si otteneva facendo fermentare nell’acqua - e forse
con datteri - pagnotte d’orzo. La birra aveva anche un valore
rituale e faceva parte fissa delle offerte ai defunti ed alle
divinità, insieme al pane e alle carni.
Il vino era conosciuto in Egitto dall’età più antica. I vigneti
più antichi erano nel Delta, ma anche nelle oasi e in Nubia si
coltivava la vite. Nella tomba di Tutankhamon furono trovate 26
giare di vino, ognuna con l'indicazione della data e del luogo
di produzione, oltre al nome del produttore. |
Babilonesi
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Ricostruzione della cucina di una casa babilonese; era costruita
in mattoni. |
Più o meno nello stesso periodo, in Mesopotamia, i babilonesi
bollivano tutto, in particolare la carne con cipolla, porri,
aglio, sangue, formaggio fresco e magari anche samidu e
shuhutinnu, piante aromatiche usate per insaporire i cibi.
Come condimento veniva usato l'olio di sesamo o di oliva, mentre
per dolcificare si utilizzava il miele e la frutta, la quale era
mangiata pure fresca.
Fra le bevande molto diffusa era la birra che, presumibilmente,
comparve per la prima volta in Mesopotamia e poi divenne di uso
comune in tutta l'Asia minore e in Egitto.
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La birra (per aromatizzarla, ad esempio, si usava il succo di
datteri, anziché il luppolo come si fa oggi), era consumata
quotidianamente come dissetante, serviva per rallegrare gli
animi nelle occasioni di festa e veniva anche consigliata come
ricostituente per l'organismo.
Oltre alla birra bevevano il vino. |
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Ebrei
Anche per questo popolo il pane era alla base dell'alimentazione
e, oltre al pane lievitato, veniva preparato anche un pane senza
lievito, detto pane azimo.
La cucina ebraica e' Casher termine con cui si individua la
qualita' che rende un prodotto alimentare idoneo al consumo: il
modo antico di cucinare secondo regole che la Torah (le leggi ed
i precetti ricevuti da Mose' sul Monte Sinai) ha dettato,
secondo antiche ma attuali norme di igiene e dietetica.
Nella cucina ebraica la carne deve provenire solo da certi tipi
di animali:
"Ogni quadrupede dallo zoccolo spaccato, dall'unghia divisa e
che e' ruminante, potete mangiarlo."(Lv 11,3).
Cio' vuol dire che sono escluse le carni di maiale, cavallo,
coniglio. Un ulteriore divieto riguarda il pesce poiché si
afferma (Lv 11,9) che e' lecito mangiare solo le specie con
pinne e squame, escludendo, quindi, crostacei e molluschi.
Altra regola fondamentale:“non cuocerai un capretto nel latte di
sua madre” (Dt 14,21- Es 23, 19 e 34,26). La carne e il latte
non possono mai comparire sulla stessa tavola e nelle stesse
stoviglie. Per questo nella cucina ebraica l’uso dei grassi è
limitato all’olio e in parte al midollo.
Macellai specializzati (lo shochet, il macellaio nominato dalle
autorità rabbiniche) devono uccidere l'animale secondo antiche
regole rituali, in modo da non farlo soffrire e in modo che sia
poi perfettamente dissanguato: solo così la carne sarà pura
quindi Casher.
Quotidianamente si consumavano legumi, frutta e formaggio.
Da bere anche qui c'era il vino, ma c'erano anche bevande
ricavate dalla fermentazione dell'orzo, del miele e delle mele.
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Greci
Nell'antica Grecia, all'ora dell'ariston, il pranzo, il pasto
era veloce: olive, pesce fritto o formaggio e pane di orzo.
Si conoscono addirittura 72 tipi diversi di pane, tra cui: il
daraton, un pane senza lievito; il phaios, un pane scuro; il
semidelites, fatto con fior di grano; il caibanites, un pane
composto da varie farine. E poi pani con olive, uva passa e
fichi secchi.
I greci consideravano la carne un cibo di lusso. essa compariva
solo sulle tavole dei ricchi; la preferita era la carne di
maiale.
Le famiglie non proprio ricche avevano a disposizione
principalmente pane e legumi, oppure pesci sotto sale o
affumicati, e usavano il garon, una specie di salsina a base di
pesce ed erbe aromatiche.
Le famiglie molto povere si accontentavano di pane e frutta.
Ciliegie, uva e fragole erano molto comuni, mentre le pesche, di
origine persiana, furono portate in Grecia dopo il IV secolo
a.C.
Da bere, anche qui, c'era il vino, che si consumava anche nei
thermopolia, i bar dell'epoca.
C'era anche un'altra bevanda, il kikeon, a base di farina
d'orzo. semi di coriandolo e lino, vino, formaggio grattugiato e
foglioline di menta.
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Fenici
In tavola erano disponibili zuppe di farro o di legumi come
lenticchie, fave o ceci. Insieme al pane, fatto con farina di
orzo, si consumavano cipolle, radici commestibili, cetrioli o
lattuga.
In una famiglia ricca si gustava anche dell'ottima selvaggina:
in una povera, invece, del buon pesce.
I fenici usavano conservare le pietanze facendole essiccare o
mettendole sotto sale.
I frutti più diffusi erano fichi, uva. datteri o melagrane. Come
condimento veniva usato l'olio; sesamo e miele si usavano per i
dolci. Si bevevano birra e vino.
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Tra il VII e il IV secolo a.C.
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Etruschi
Il piatto tradizionale era la farinata di cereali e insieme a
questa anche farro, orzo, fave, piselli, fichi, frutti
selvatici, latte e formaggio di capra.
La carne più usata era quella di maiale, ma venivano arrostiti
anche cervi, lepri e qualche orso. Sulla costa si usava il
pesce: piccoli tonni, pesci spada e razze.
Nel menu di una famiglia del popolo erano disponibili: pane e
olive, diverse farine cotte simili a polenta, verdure cotte o
crude, pesci in salamoia, frattaglie, conserve sotto aceto e
castagne. Il vino era la bevanda preferita, poi c'era un'altra
bevanda molto rinfrescante, fatta con latte fermentato.
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Medioevo-Tra il III secolo a.C. e il X
secolo d.C.
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Romani
I romani avevano per la buona tavola un grande amore.
Anche per loro il pane era alla base dei pasti, però il suo uso
si diffuse solo verso il II secolo a.C.
Prima si mangiava una specie di pappa di farro e grano, detta
puls. Questa veniva consumata con legumi come fave, lenticchie e
ceci, oppure con la carne allo spiedo. Tra i romani, oltre alle
solite carni come bue, agnello e vitello, avremmo trovato anche
quella di asino, di ghiro, di cinghiale, di fagiano e di pavone.
Nelle villae si allevavano i pesci, la selvaggina e gli uccelli.
I funghi venivano cucinati col miele; i piccioni con datteri,
pepe, miele, aceto, vino, olio e senape; e le pesche venivano
preparate come noi facciamo le anguille marinate.
Si trattava di una cucina in cui venivano mescolati sapori
pungenti e sapori dolciastri: nelle stesse pietanze, accanto
all'aceto e alla menta, si usavano il miele, il mosto cotto e la
frutta ridotta a purè. A
nche qui il vino era la bevanda preferita, e si beveva caldo
anche nei bar, che, a giudicare da Pompei, erano diffusi come ai
giorni nostri.
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Tra l’XI e il XV secolo d.C.
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Il cibo principale era la selvaggina, cotta allo spiedo e
accompagnata da un vino molto forte. Erano abitualmente presenti
le salse forti; infatti nel Medio Evo si faceva un uso massiccio
di spezie, sia nei cibi che nelle bevande.
Si potevano anche assaggiare i cigni e le gru. Formaggi, verdure
e frutta completavano i banchetti. I poveri, però, erano
denutriti e correvano anche il rischio di morire di fame:
potevano consumare verdure, frutta e uova sode.
Comunque alla base dell'alimentazione medievale c'era sempre il
pane e tra le bevande quella che andava per la maggiore era la
birra, poi il vino e il sidro.
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La vera arte nella preparazione dei cibi inizia nel 1500. Con la
scoperta dell'America e i contatti più facili con Asia e Africa,
arrivano le patate il riso, il mais, gli asparagi, gli spinaci,
i pomodori, ecc. Tra il XVI e il XVII secolo, il mais diventa
l'alimento di base dei contadini, soprattutto nell'Italia
settentrionale, sotto forma di polenta.
In Francia, nel XVII secolo, i re cominciano ad occuparsi
personalmente di cucina.
Luigi XIV amava molto le “bevande cordiali, a base di alcol,
zucchero e aromi.
Al regno di Luigi XV risalgono il consommé e la fricassea di
pollo e di piccione, e alcune salse che usiamo ancora oggi: la
besciamella e la maionese.
Il caffè, il tè e la cioccolata chiudevano i pranzi più
importanti.
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Durante la grande carestia del 1769, furono le patate a salvare
la gente dalla fame. Esse venivano coltivate già da molti anni
in Germania e furono introdotte in Francia solo sotto Luigi XVI.
Nel XVIII secolo il pranzo diventa un'occasione per riunirsi e a
Parigi viene aperta la prima trattoria.
L’arte della conservazione dei cibi fa enormi progressi ed ora è
possibile avere marmellate, formaggi di molte qualità, salumi e
salsicce.
Nasce l'arte dolciaria: torte, pasticcini e meringhe fanno il
loro ingresso nei pranzi importanti.
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Con il XIX secolo, in seguito alle scoperte scientifiche
applicate all'industria e all’agricoltura, l'alimentazione
cambia profondamente.
All'inizio dell'Ottocento viene impiantata in Francia la prima
industria di lavorazione della barbabietola: grazie a questo
evento ora diventa normale avere lo zucchero in tavola.
Le teorie di Pasteur sulla fermentazione permettono progressi in
campo enologico e caseario, quindi migliora la qualità dei vini
e dei formaggi.
L'abitudine del pranzo come occasione di riunione e festa si
diffonde in tutte le classi sociali.
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Dal 1900 ai giorni nostri
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Oggi i nostri pasti si vanno sempre più semplificando, sempre
più spesso il pranzo è uno spuntino, si può scegliere tra
hamburger, pizzette o panini al bar. I pranzi importanti, quelli
con tante portate e piatti raffinati, sono ormai riservati alle
occasioni particolari, e anche per questo diventa una festa
incontrare i cugini e gli zii a Natale o a Pasqua.
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