i

Conflitti in Asia

Home
Presentazione

 

Informarsi sulla guerra

Introduzione
in America
in Asia
in Africa

 

lavorare per la pace

la bandiera
costruttori di pace

 

Poesie

Introduzione
classe 1E
classe 3D
classe 3F

 

Giochi ...

di pace

da http://www.warnews.it/

Cecenia


Con l'indipendenza della Cecenia nel 1991 la Russia aveva perso il controllo su un'area di enorme importanza strategica, in quanto ricca di giacimenti petroliferi e di gas naturale e soprattutto attraversata da importantissimi oleodotti e gasdotti.

La sua riconquista, anche per non perdere un importante avamposto nell'Asia centrale (sempre più in mano a leadership musulmane filoccidentali), era un imperativo per Mosca.

Le sue truppe invasero la Cecenia nel 1994, ma la resistenza delle milizie guidate da Basayef non venne piegata.

Nel 1996 i russi presero atto della sconfitta, costata loro migliaia di vittime, e si ritirarono. 100mila i morti ceceni.

Il nuovo premier russo Putin, voglioso di rivincita, reinvade la Cecenia nell'ottobre del 1999.

Il pretesto è che i Ceceni appoggiano gli indipendentisti islamici in Dagestan, altra repubblica strategica ancora sotto il controllo di Mosca.

Gli attacchi russi sono questa volta violentissimi.

La capitale Grozny viene bombardata fino alla distruzione.

L'aviazione russa utilizza anche armi chimiche e le truppe di terra commettono atroci violenze contro la popolazione civile.

I ribelli ceceni resistono nella parte meridionale del Paese, dove ora si concentrano le operazioni belliche delle forze armate russe.

 

Afghanistan


Osama bin Laden capo del Majlis al Shura, il Consiglio consultivo di Al Qaeda, nel giugno del 1998, in una remota località alla frontiera tra l'Afghanistan e il Pakistan, annuncia di fronte a 150 militanti islamici la costituzione del Fronte internazionale islamico per la guerra santa contro gli ebrei ed i crociati.

A questa dichiarazione di guerra fanno seguito, il 7 agosto dello stesso anno, gli attentati alle ambasciate americane di Nairobi e Dar es-Salaam e il 12 ottobre 2000, l'attacco alla nave da guerra Uss Cole all'ancora nel porto di Aden.

Il culmine della campagna in atto contro gli Usa viene raggiunto la mattina dell'11 settembre 2001 con i micidiali attacchi contro le Twin Towers ed il Pentagono.

La reazione degli USA i dei loro alleati è rabbiosa e decisa: dopo mesi di bombardamenti, abbatteranno il regime del Mullah Omar e dei Talebani, accusati di nascondere lo Sceicco saudita.

 

Kashmir


Da circa 14 anni il Kashmir è in preda ad una feroce guerriglia contro le truppe di occupazione indiane, che mantengono il controllo di 2/3 della regione Himalayana.

Ma il 22 Gennaio una delegazione di una coalizione di partiti del Kashmir (Hurayat Conference) ha per la prima volta incontrato i politici indiani.

La rivolta del Kashmir, ancora in pieno svolgimento nonostante le incoraggianti iniziative di pace, è iniziata nel 1989 ed ha sempre rappresentato una guerra per procura tra i due colossi asiatici (che dispongono anche di testate atomiche).

 

Nepal


La lunga marcia non è finita.
Almeno non lo è affatto per i guerriglieri maoisti del Nepal in lotta contro la monarchia costituzionale del re Gyanendra (creduto l’incarnazione del dio Visnhu) dal 1996, che hanno ripreso le ostilità dopo 7 mesi di fragile tregua.

Più di mille e trecento i morti in soli pochi mesi dalla rottura del cessate il fuoco (27 agosto), contro le 8000 vittime in tutto l’arco del conflitto.

Sul tavolo delle trattative non resta che l’inaccettabile richiesta – per il monarca e il suo establishment- di un’assemblea costituente che decida un nuovo assetto costituzionale per il tribolato paese himalayano.

Scontri a fuoco, rapimenti, attentati e estorsioni sono il pane quotidiano di 22 milioni di nepalesi, uno dei popoli più poveri del mondo.

 

Sri Lanka


Dal 2000 la Norvegia si prende carico di far da mediatrice alla guerra infinita tra cingalesi e tamil: nel 2002 Oslo ottiene il risultato di uno storico cessate il fuoco, che, per quanto poco rispettato, regge, almeno sulla carta.

L'assistenza di Stati Uniti e Giappone, grazie alla posizione strategica dell'isola, fa sì che il paese non precipiti nella miseria, ma il dramma della guerra ha spezzato intere generazioni.

A par t i re dai bambini, traumatizzati dal conflitto, come parte passiva degli orrori, e attiva quando arruolati da milizie senza scrupolo.

La guerra ventennale dello Sri Lanka ha provocato 64mila morti e almeno un milione di sfollati.

 

Aceh


Aceh è una provincia autonoma dell'Indonesia, situata nell'estremità settentrionale dell'isola di Sumatra.
Questa provincia è teatro, nell'indifferenza generale, di una lunga guerra tra i ribelli del Movimento Aceh Libero (GAM) e l'esercito indonesiano.

La guerra va avanti dal 1976, quasi ininterrottamente, il che la rende uno dei conflitti più lunghi attualmente in corso.

I morti, secondo le fonti più accreditate, sono almeno 12mila, ma altre fonti, soprattutto quelle vicine al GAM, parlano di 50mila, o addirittura 90mila morti.

 

Filippine


Mindanao, l'isola più meridionale dell'arcipelago filippino, è la zona musulmana del Paese, che per il resto è abitato da popolazioni di fede cristiana.

Dal 1971 i musulmani di Mindanao hanno iniziato una lotta armata per l'indipendenza dell'isola. La guerra tra l'esercito di Manila e i militanti del Fronte di Liberazione Islamico dei Moro (MILF) ha causato fino ad oggi 150mila morti.

I combattimenti sono calati di intensità dal 1987, quando sono cominciate trattative di pace tra ribelli e governo.

Trattative osteggiate dal nuovo gruppo armato islamico Abu Sayaf, fazione estremista finanziata dal famigerato sceicco Osama Bin Laden, che agisce principalmente con sequestri politici di cittadini occidentali.

 

Molucche


All'inizio del 1999 è scoppiata, per futili motivi un autobus guidato da un autista cristiano investì un ragazzo musulmano), una vera e propria guerra di religione tra musulmani e cristiani.

L'esercito indonesiano è intervenuto per riportare la calma, ma poi ha finito per prendere le parti della fazione musulmana.

Le violenze, estese a tutte le isole dell'arcipelago delle Molucche, hanno causato fin'ora 5mila morti e mezzo milione di rifugiati di entrambe le fazioni in lotta.

 

Palestina-Israele


Tutto comincia nel 1897, quando lo scrittore ungherese Theodor Herzl, organizza a Basilea il Congresso sionista e sceglie la Palestina quale luogo per dar vita ad un futuro Stato ebraico.

Una scelta scontata: per l'ebraismo quella è da sempre la Terra Promessa da Dio al popolo eletto, che questo ha dovuto abbandonare nel 135 dopo Cristo, per dare inizio alla diaspora.

Vent'anni dopo il ministro degli esteri inglese lord Balfour aveva promesso agli ebrei una patria proprio in Palestina, e dal 1918, quando inizia l'occupazione inglese, sono decine di migliaia gli ebrei che immigrano verso la terra dei padri.

Ma la rinascita della comunità ebraica trova subito una forte opposizione nel nazionalismo arabo, che si manifesta tra il '20 e il '39 con aggressioni agli ebrei e la distruzione sistematica del loro patrimonio.

Un primo  tentativo di conciliazione lo fanno gli inglesi nel '36, prospettando una divisione del territorio in due Stati, uno ebraico ed uno arabo: gli ebrei accettano, ma gli arabi no.

La seconda guerra mondiale rappresenta per il popolo ebraico uno dei momenti più drammatici della sua storia: sei milioni muoiono nei lager nazisti.

Dopo la fine del conflitto, molti dei sopravvissuti cercano di raggiungere la Palestina.

La comunità ebraica si organizza clandestinamente e, tra il '45 e il '48 riesce a far arrivare oltre 85 mila persone.

Nel 1947 le Nazioni Unite proposero la divisione del territorio in due stati, uno ebraico e l'altro arabo, con Gerusalemme come zona neutrale.

Questa proposta non fu di nuovo accettata dagli arabi ma lo fu dagli ebrei che, il 14 maggio 1948, proclamarono la nascita dello stato indipendente di Israele.

Quello stesso giorno, però, Israele fu attaccato da Egitto, Giordania, Siria, Iraq e Libano.

Gli ebrei però vinsero la guerra ed ingrandirono del doppio il loro territorio. 

Nonostante la sconfitta, nel 1948 gli arabi giurarono che non avrebbero mai riconosciuto Israele.

Circa 700.000 arabi fuggirono dalle zone cadute in mano agli israeliani.

Nacquero così i campi-profughi palestinesi, allestiti dai governi arabi in prossimità dei confini di Israele: essi avevano incoraggiato le popolazioni arabe di Palestina ad abbandonare le loro case temporaneamente per non ostacolare gli eserciti arabi invasori, con la promessa di poterci ritornare dopo l'invasione vittoriosa delle forze arabe.

Vi furono altre guerre nel 1956 (guerra del Sinai), nel 1967 (guerra dei 6 giorni) e nel 1973 (guerra del Kippur), sempre vinte dagli israeliani.

Le tappe per il processo di pace sono tuttora in corso.

Possiamo ricordare come avvenimento di importanza storica, la visita del presidente egiziano Sadat, nel 1977, che aprì la strada per una pace stabile tra Israele ed Egitto e la firma tra Israele e Arafat nel 1993.

La storica firma dell'accordo di pace
tra Egitto e Israele nel 1979:
Anwar Sadat, Jimmy Carter, Menachim Begin

 

13 settembre 1993: la storica stretta di mano tra Ytzhak Rabin e Yasser Arafat nelk giardino della Casa Bianca, davanti al presidente Clinton, che suggella l'accordo di pace tra Olp e Israele

Il primo dirigente israeliano che ha davvero pensato alla fine del conflitto coi palestinesi, Itzhak Rabin, viene ucciso il 4 novembre '95 da un estremista ebreo.

I palestinesi non sono da meno nel frenare il processo di pace: in un solo mese, fra febbraio e marzo '96, quattro attentati suicidi causano la morte di sessanta persone.

Tuttavia, il processo di pace, seppur faticosamente, va avanti.

A settembre del '99 viene firmato un nuovo accordo, che sancisce la nascita dello Stato Palestinese.

In mezzo però ci sono violenze da entrambe le parti.

Una cronologia di sangue, fino alla provocazione del leader della destra israeliana Ariel Sharon.

 

Iraq

 

Navigando in Internet per trovare documenti che ci aiutassero a capire meglio la guerra in Iraq, ci siamo imbattuti nel seguente sito www.infomedi.it nel quale è pubblicato un articolo di Agostino Spataro.

Il giornalista dichiara la sua sorpresa nella scoperta in un vecchio libro del vero obiettivo della guerra all’Iraq.

Si tratta di “Sino al limite segreto del mondo” che Arnaldo Cipolla scrisse nel 1937.

Dopo 65 anni e alla luce della guerra angloamericana contro l’Iraq, le considerazioni di questo scrittore, un tempo molto popolare oggi completamente sconosciuto, acquistano un significato quasi profetico poiché, pur tra retorica e risentimenti di regime (fascista), ci propongono una verità sul petrolio irakeno valida per il triste passato del colonialismo e per questo opaco presente della globalizzazione.

Il petrolio - scrive Cipolla - è stato sempre considerato il bottino più prezioso: “Al di sopra di questa ricchezza sotterranea e ormai tangibile sulle rive del Mediterraneo, la vita biblica continua, semplice e frugale, le greggi e i tramonti e il vecchio pastore col suo cane.

Il suolo è a loro e per poco. Ma non il sottosuolo…

Nella sola regione del Golfo sono concentrate riserve petrolifere accertate per circa 700 miliardi di barili.

Non vi è dubbio che chi controllerà queste ingenti risorse potrà condizionare il mercato petrolifero e lo sviluppo economico mondiali per i prossimi decenni.

Questo, e non altro, è il vero, inconfessabile obiettivo della guerra illegale scatenata da Bush e da Blair.

In Iraq di petrolio c’è ne sempre stato in abbondanza e di ottima qualità e a basso costo (“La nafta a Kirkuk costa una lira sterlina a tonnellata, 0,6971 euro”).

Quant’è mutevole la geopolitica in Medio Oriente!

Da sempre, disegnata a tavolino dalle potenze coloniali europee.

Con riga e compasso.

Un tempo queste potenze non si peritavano di reclamare la spartizione d’intere regioni dell’Asia e dell’Africa e l’appropriazione delle loro risorse minerarie.

Il diritto coloniale, sancito da varie conferenze internazionali, s’incaricava di legittimare le stragi, l’occupazione militare, il protettorato, la rapina dei beni, lo sfruttamento bestiale degli uomini e delle risorse naturali appartenenti a popoli e Stati, colpevoli soltanto di essere poveri e quindi “destinati” a soccombere alle mire imperialistiche delle grandi e delle piccole potenze occidentali.

Oggi, la coscienza democratica e anticoloniale delle nazioni costringe i governi, asserviti agli interessi delle grandi imprese multinazionali, a mimetizzare le loro mire di conquista sotto forma di guerre “umanitarie” e “preventive”.

“Così dal cuore dell’Asia arriva in Europa il sangue della guerra, l’essenza dionisiaca della velocità, il petrolio di Kirkuk.

Arrivare e combattere per il petrolio.

Strike oil! Grido dell’americano del 1860, grido attuale di tutti gli uomini, grido delle brigate inglesi inviate in Palestina a salvaguardare il 30 per cento d’interesse netto che il petrolio largisce agli azionisti della City.”

|Torna su